Foreword

This blog was born in 2002 mainly as a space for me to talk about nerdish stuff. Now this is different. It used to be hosted on that beautiful reality that was Persone (the Italian Advogato, if that makes any sense to you). It then moved to the old GUFI website. Now this is different. The posts from the “Persone” era and those from the “GUFI” era were imported and archived and are available on this website. This is something I am very happy about: having everything in one place.

This space is no longer just for nerdish stuff. It’s about my life. And parts of it (and by “it” I mean both my life and this place) are in Italian. I am sorry if you do not understand it. There is an English section of the blog, or better, a category for posts written in English. Most of the pages are in English as well.

One of my dreams is to have this blog printed in all its parts one day, so that I can read it again when the Internet as we know it today will be something old and forgotten.


Elements of Ph.D., Volume 10

One of the best compliments I’ve ever received was by Franco Preparata just after I defended my PhD thesis (more on this in a later post). He told me that not only I defended well, but I defended “with style”. It is difficult write down what he meant and what I thought he meant, but I was deeply honored by this comment by such an inspiring individual.

Posted from Providence, Rhode Island, United States.

Elements of Ph.D., Volume 9

There is always something to improve in a dissertation.

I know because I’m writing mine. Defending on April 18th.

Posted from Providence, Rhode Island, United States.

All your posts are belong to us

Yay! Eventually I managed to import into WordPress all the posts from the old Vespaio blog that used to reside on the old GUFI website. This is great. Now all the 1,880 posts I wrote from 2002 to today, on Persone, on Vespaio, and here, are available from a single source and backed up into the WP database. So great to have eleven years of my life with me.

Posted from Padua, Veneto, Italy.

AdS R.I.P.

AdS e Silvia

Ciao Vate Andrea de Sanctis. Mi mancheranno la tua gentilezza, la tua signorilità, il tuo carattere, la tua infinita conoscenza di Leica. Ricordo le belle conversazioni a Bassano, parlando di studi, di Padova, di fotografia. Ricordo i tuoi interventi puntuali sul forum. Il tuo chiamarmi “l’Americano”. Sono sicuro che userai bene i tuoi 50mm lì dove la luce è più bella.

Posted from Padua, Veneto, Italy.

iTerm2, solarized, ssh, and ls colors

It took me a while to figure this out, but in the end I found out why I couldn’t see ls colors when logging over SSH to a linux box from iTerm2 using the solarized color scheme. It turns out solarized does something that makes the ls colors indistinguishable over ssh. My solution was to have LS_COLORS set to “di=00;34:ln=00;35:so=00;32:pi=01;33:ex=00;31:bd=00;34″ on the Linux box I ssh’ed into. You obviously must have an alias ls –color=auto and the right TERM variable (I use xterm-256color) on that box too. For BSD ls I use LSCOLORS set to “gxfxbEaEBxxEhEhBaDaCaD” to get ls colors.

Posted from Providence, Rhode Island, United States.

Barna

Tre mesi a Barcellona. Forse non li ho ancora capiti bene, ma qualcosa hanno lasciato. Forse principalmente sono riuscito a ristabilire l’equilibrio dinamico di cui ho bisogno.

È terra di piaceri e di delizie. Continuamente viva, sempre pulsante: dal cuore, dal cevello, dal ventre, a seconda delle occasioni.

Orari sfasati, spiagge di mezzanotte, ritorni alle otto di mattina, cene delle undici e mezza. Appuntamenti che arrivano un’ora in ritardo. L’efficienza e la meticolosità della pulizia stradale. Una metro tentacolare con orari veri. La presenza incombente dei mossos de esquadra. Il gotico, Gaudì, Picasso e Mirò. La cattedrale del mare. Il cinema all’aperto al Montjuic. La notte di San Juan a ballare in spiaggia fino alle sette di mattina. I bagni di mezzanotte e delle due. La paella e i bunjoles de bacalao al 7 portes. La cena con Eloi a Barceloneta. La Sagrada Familia in un lunedì pomeriggio, con la luce magica dalle vetrate colorate. Le orecchie di porco e le bravas alla Pulperia Celta in Carrer de la Merce. Una clara grande, por favor. Una racio de navajas. Y de pulpo. Y de calamarcitos. La jitas alla Vinateria del Call, e le croquetas de jamon. Le vongole alla Paradeta dietro il Born. Giocare a calcetto a Bogatell. Gli hamburger dopo il calcetto. Le colazioni e i pranzi gourmet di Yahoo. Il biliardino dopo pranzo. I taxi così economici che prendiamolo, siamo pure in tre. I rumori notturni del gotico, sempre vivo. Il camion della spazza alle due di notte e quello della pulizia strade a orari che non ho mai capito. Le masse di turisti. I musei a prezzi folli. Opium bar e vestire le scarpe giuste. Mangiare alla barra. La spiaggia a Marbella. A Nova Icaria. Alla Barceloneta. Andiamo a Sitges domani. Le biciclette in sharing che non puoi prendere se non sei residente, e l’idiozia della cosa.

Il lavoro. Il Lemma di Szemerédi. Lovasz. k-median. Streaming. Itemsets. PARMA. Betweenness. Sampling. Vapnik. WSDM.

Le difficoltà dell’inizio. La confusione. La delusione. La rabbia. La solitudine. La compagnia. Gli amici che vengono. Tornare a casa. Mackenzie. Gli USA. Eli. Evgenios. La situazione migliora. Le cose scorrono. Le scadenze.

I libri di Carlos Maria Zafon. Il cimitero dei libri. I nomi che nella traduzione italiana sono in castigliano, e non so come siano nell’originale.

Francesco, Gianmarco, Nicola, Albert, Francesco, Yelena, Michele, David, Ilaria, Rossano, Luca, Paloma, Estefania, Natalia, George, Lorenz, Robert, Panos, Daniele, Miriam, Davide, Yasir, Ahmet, Feisal, Carmen, Ruth, Annette, Hay, Jay, Guilleme, Edgar, Jip, Amin, Arinto, Antonio, Cigdem, Francesco, Sabrina, Benedetta.

Matteo. Barcelona.


Posted from Providence, Rhode Island, United States.

Giulietta Goffredi

C’erano ancora i suoi piccoli piaceri borghesi: una sambuca al bar con l’architetto, una partita a canasta con le sorelle Squinzi, un the dallasignorina Romoletti, e poi a trovare il professor Bassi, suo relatore di tesi, ormai ottuagenario. La solita visita alla zia nubile.

Nel portafogli sempre quella foto, seppia, di lui in uniforme prima di partire per la Grecia. Dietro solo una data “Marzo 1941?. Di lui le rimase solo quella foto e la bicicletta da uomo che le aveva prestato. Il resto se lo prese l’Albania. Giulietta fuma ancora tutte le sere una sigaretta, sempre una, sempre prima che faccia buio, pensando a come sarebbe stata se fosse tornato, e quel fumo le ricorda quello che saliva dalle sigarette di lui, trinciato nazionale arrotolate nella velina, forti come il loro vincolo. Fumo azzurro, da sigaro, ma sigarette snelle come i proiettili del fucile Mod.’91.

Aspettare aspettare.

1943. Niente.

1944. Niente.

1945. Una falsa notizia di un amico tornato dalla Russia.

1946. Niente

1947. Gli ultimi reduci. Niente.

Gli ultimi 20 anni. Niente.

Niente, ecco quello che è diventata Giulietta Goffredi.

Chiusa nella sua stanza al piano nobile di Palazzo Savorgnano, circondata dalle piccole cose di pessimo gusto, circondata da ricordi troppo brevi e durati troppo a lungo. Ricordi dell’amore per Paolo Arcose, conte di San Giovanni.

Pensare che il ragionier Li Scalzi le aveva iniziato a fare delle strane proposte nel ’51 ma lei niente, continuò a girare a testa alta. Figuriamoci, lei con Li Scalzi. Lei, che aveva ballato con il principe di Napoli nel ’33. A lei faceva le avances il ragioner Li Scalzi, che se lo ricordava quand’era monello che la famiglia stava a mezzadria in uno dei poderi di Paolo e la madre a servizio. Lei subire le avances del ragionier Li Scalzi, uno che ora faceva il capoccia solo perché nel ’44 sapeva sparare col parabellum e aveva il fazzoletto rosso al collo.

Giulietta avrebbe continuato a girare a testa alta ma ormai la pensione non bastava più, e la sorella di Paolo non si faceva più sentire, non la invitava più a Villa Rossi per l’estate.

Dalla finestra d’angolo al terzo piano di Palazzo Savorgnano, quella su Via della Sfera, la strada era viva: la gente ci si muoveva come l’acqua di un ruscello montano, come quella del Boite in Cadore, dove l’aveva portata Paolo nel ’38.

Giulietta si tolse le scarpe, salì sul davanzale, e fece un passo avanti. Per andare incontro a Paolo, che l’aspettava dal 1941.

FIN.

Scritto in collaborazione con Alvise Marinetti, già pubblicato su Radio NK.

Posted from Barcelona, Catalonia, Spain.

Di cosa potremmo parlare

Sottotitolo: consigli per conversazioni sostenute, tesi di dottorato, temi di maturità

possiamo parlare del ginocchio di ronaldo

possiamo parlare di paresi facciali

dei miracoli di San Wojitila

dei Balletti Russi e di come Ravel fosse alla fine un mistificatore

della ricerca chimica nella Westfalia del 1860

del ruolo del Belgio nella francesizzazione del sudest asiatico

del perché Pacuvio alla fine va considerato un classico

del come vanno le cose nel Dekkan

dei problemi esistenziali dei giovani berlinesi negli anni ’80

specialmente nella zona del Tiergarten

di come fanno i marinai

e come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati

della polisemia della parola kava quando pronunciata

ma anche quando scritta

del perché polisemia unica via

di come faccia la yamaha a produrre moto ma anche flauti dolci,

anche motori da barca e anche moto gp e impianti hifi

e come il calippo porti alla fellatio precoce e questo causi scompensi ormonali

del perché non ci sia una destra liberale in Italia

e di come la presenza della scrivania di Quintino Sella nell’ufficio del ministro dell’economia abbia influenzato quest’assenza

del paragone tra panettone e pandoro, specie nell’assorbire la crema alla vaniglia

delle regole del matrimonio nelle tribù ottentotte

del ruolo del CAI nella disputa Compagnoni Lacedelli VS coso lì, come si chiamava, Bonatti

del perché mi stia facendo fuori un salamino niente male

dell’uso delle liste come figura retorica

delle regioni europee da cui si estraggono i caolini migliori

il sacro caolino tra l’altro

del perché alla fine a Iwo Jima si è data troppa importanza

del duomo di Monreale e della scuola medica di Salerno: un continuum?

della garbage collection nel dialetto Java titanium

di come l’idealizzare Manzoni abbia influito sulla letteratura italiana del XX secolo

specie in quella in dialetto.

del perche’ non si riesca a smettere di studiare gli ittiti e non si riesca ad iniziare a studiare, per dire, almeno gli anni 50

aahaha no ma gli ittiti hanno fatto grandi cose, regnando per secoli e secoli

mavadanoafarenelculo

Scritto in collaborazione con Alvise Marinetti, già pubblicato su RadioNK.

Posted from Barcelona, Catalonia, Spain.

Barcelona!

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I’m in Barcelona for a summer internship at Yahoo!Research.

After a slow start, now things are starting to run, both from a work and a social points of view.

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I love the food, not surprisingly.

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Romantico soliloquio dialogico bilingue

(Scritta con la collaborazione di Alvise Marinetti e di Ipazia, da leggere con sottofondo)

A: Senti, ma sei in the mood for stasera?

B: Cosa prevederebbe? Uscita con le amiche pazze? Allora no.

A: Non so, a wine glass at the enoteca, una cenetta tranquilla a casa tua, ma he cooks for you. Musica in the background, a sassofono fills the room with its note struggenti. Improvvisate un tango, goosebumps down the spine. The lights are tutte mezzeluci, there’s perfume nell’aria. The smell of dopobarba parigino, you’re beautiful in your dark tubino. You say put on la nostra canzone. He puts on la vostra canzone, ti bacia on the neck. Butterflies dappertutto and the smell of pane caldo with yellow butter e duck confite comes from the tavola. Tablecloth a scacchi bianchi and red, che siete normal people, and just a candela perché vi piace così. Dopo cena un altro tango e uscite. Ti aiuta a mettere the coat and kiss you on the guancia.

A: The night is vostra. You walk soli per le strade lit by lampioni fiochi nel meandro of medieval narrow roads. There’s music of a romantico violoncello coming out of the finestre di un palazzo storico. A dark corner tra due case, he kisses you and you feel come a sedici anni. Vi infilate in un caffè, the bartender keeps cleaning the bancone. Voi ask for a cioccolata con panna and uno scotch then sit down in the zona appartata of the café. Your mani and fingers play together a balletto improvvisato and naturale.

A: Then you both correte a casa per mano, for strade che non riconosci, running on the selciato, laughing con il tuo sorriso più true.

A: In the morning, he ti porta coffee and brioscina calda a letto, and ti chiama “sweetie”. It’s Domenica, the bells of the cattedrale suonano in the distance and your house is full of light and profumo di roba sfornata
and for un momento, you vorresti fosse forever, but it cannot: he is leaving with the next plane to tornare a Londra.

A: He says don’t forget me, don’t let it be una roba di una notte e quando è andato via you cry guardando le rose gialle that he left you in anticamera.

FIN.

Posted from Providence, Rhode Island, United States.