Ho appena chiuso la porta, e l’odore dell’aria dopo una notte marzolina di pioggia pervade la mia mente.
L’olfatto è un senso incontrollabile. Possiamo scegliere di non toccare qualcosa, di non sentire, di non guardare, di non gustare, ma è difficile non cogliere il sapore dell’aria che ci circonda.
Ho appena chiuso la porta, e non mi trovo più a Providence, ma in una foresta dolomitica. È un mattino di agosto. Il sole illumina il sottobosco infilando i suoi raggi tra gli squarci della cupola di rami e tronchi. L’erba è bagnata. Odore di muschio e resina. Di sacco a pelo. Di zaino.
Providence sta sull’oceano. Certe sere di novembre, uscendo dal dipartimento, ho respirato la salsedine portata dal vento. Il porto è vicino e il vento ne porta gli odori fino a College Hill.
Scendo lungo Bowen Street. Per strada nessuno. Sono le otto del venerdì mattina di spring break, la settimana di pausa. La collina è deserta.
Strana usanza lo Spring Break: una settimana di pausa a metà semestre. Gli undergrads, gli studenti del college, vanno in Florida, in California, alle Hawaii, a Porto Rico. Io l’ho passata in dipartimento, 10-11 ore al giorno. È un’ottima settimana per recuperare il lavoro arretrato:nessuno disturba, non c’è passaggio in corridoio, ho la libertà di ascoltare Shostakovich senza la clausura degli auricolari.
Giro a destra, in Brown Street, evitando le pozzanghere. Ieri ho messo le mie Clarks marroni, dopo l’inverno. Alla sera è piovuto e le ho bagnate. Oggi indosso le sneakers. E una giacca di velluto a coste. Occhiali da sole, ancora nessuno per strada. Immagini di una mattina dopo la pioggia: gocce e cromature fanno splendere le carrozzerie finalmente pulite, il molle terreno di un giardino mostra boriosamente il suo color marrone, scuro e grasso. Uccelli cantano alla primavera e al sole. O alla pioggia passata. Entro in Pembroke College.
Le case di Brown Street, e di tutta College Hill, e di buona parte di Providence, sono di legno. Ma non di legno vero come potrebbe essere un tabià di montagna. Molti edifici dell’università sono in mattoni rossi. Questi tizi che curano l’edilizia universitaria sono ossessionati dai mattoni rossi. Pembroke College è in mattoni rossi, ma è stato costruito nell’Ottocento. Sidney Frank Hall, il dipartimento di Biologia, è in mattoni rossi, ma è stato costruito cinque anni fa. E poi questi mattoni sono troppo rossi.
Quando entro in Pembroke College da Brown Street passo davanti ad un angolo che avrebbe fatto felice la Società dei Poeti Estinti. C’è platano e una panchina, che d’autunno si copre di foglie. E attorno alla panchina altre foglie, rosse, gialle. Se ci fosse una siepe davanti, potrebbe essere il Tabor, ma davanti c’è un sentiero. Se ci si siede sulla panchina, alla mattina, si vedono arrivare gli studenti per le lezioni. Io non mi ci sono mai seduto. Mi ci siedo oggi, che gli studenti non ci sono. Indosso una giacca di velluto a coste marron chiaro sopra un maglione a v rosso. In testa, un flat hat scozzese. Pembroke College. Quando mi allontano, uno scoiattolo si muove sull’albero di fronte.
E:”Che albero è?”
[...]
V:”Non lo so. Un salice.”
E:”Andiamo a vedere.”
Ci sono alberi che non riconosco qui a Providence e altri che mi sarebbero familiari probabilmente non crescono qui. Mai visto robinie pseudoacacia, ad esempio. Mah.
Scendo tre gradini, costeggio l’aiuola, scendo altri tre gradini. Meeting Street. Nessun’auto. Attraverso. È stato D’Annunzio a stabilire che “automobile” è di genere femminile. Passo sotto i lampioni di Sidney E. Frank Hall. Luci e rumori in lontananza. Blu. Rosso. Blu. Pompieri. Rumore. Camiondeipompieri in manovra.
L’italiano dovrebbe avere una parola per quello, per Camiondeipompieri. Sono certo che il tedesco ce l’ha. La dovrebbero scegliere i bambini. Ogni bambino dovrebbe voler fare il pompiere, prima o poi. Qualcuno lo fa veramente poi.
Il camion dei pompieri di Providence è proprio uguale ad un modellino che avevo da piccolo. E anche la stazione dei pompieri è come era descritta in un libro che leggevo da bambino. Chissà dov’è ora. Credo nella libreria grande in camera mia a PD.
Sono in Waterman Street. Qui ci sono le auto. La Science Library torreggia sopra di me. Dovrei parlarne in un post sul blog, prima o poi. Attraverso Thayer St.
Thayer St è il cuore di College Hill. Un cuore un po’ piccolo, scarno e a volte squallido. C’è però un bellissimo cinema, uscito dagli anni ‘50, poltroncine di vellutino rosso, audio mono, schermo piccolo. Si chiama Avon. Ieri ho visto Sunshine Cleaning.
Sono arrivato, potrei entrare da dietro, ma non lo faccio mai. Sopra l’ingresso principale la scritta:“Thomas J. Watson Sr. Center for Information Technology”. Thomas J. Watson Sr. è il fondatore di IBM. Nessuno nell’ingresso, nessuno nell’androne. L’odore del cibo cinese consumato da molti studenti pervade l’aria anche dopo una settimana.
Preferivo di gran lunga l’odore della mattina dopo una notte di pioggia, appena ho chiuso la porta.