Da due settimane sguazzo nella salad bowl statunitense come uno spicchio di pomodoro. Checché ne pensi Vincent Vega, e checché ne pensassi io prima di partire (vedasi post precedente: The big jump), l’America è proprio un nuovo mondo molto diverso dalla buona cara Europa-Italia-Padova che mi ha coccolato finora.
Cominciamo dall’ambiente nel dipartimento di CS a Brown rispetto al DEI. Innanzi tutto, il dipartimento è aperto a tutte le ore. Anche per gli studenti. Anche il sabato e la domenica. Anche nelle feste comandate (tipo il Columbus Day, oggi). E gli studenti ci vanno, e i prof pure. Anche la biblioteca è aperta. Tutto questo farebbe la gioia del prof. Stefani (che i Disinformati conoscono bene…). A parte questo il tutto è molto stimolante e invita alla concentrazione e alla produzione, ma con un tocco di gioiosità e di “comunità” molto accentuato. Ad esempio, il “Theory Group” nel quale mi sono infilato di straforo (o quasi) organizza ogni settimana un pranzo, offerto dal dipartimento, al quale segue una breve lezione su un argomento di ricerca. Professori, ricercatori e studenti (graduate students) mangiano insieme chiacchierando e scherzando, parlando di ricerca e non, in un clima molto conviviale. E’ un ottimo modo per venire a conoscenza del lavoro degli altri e dei loro interessi. Un altro esempio di questo fantastico clima, capitato proprio oggi: Olya (Ph.D. student russo-australiana), Fabio ed io mangiavamo sulla terrazza del dipartimento quando arriva il prof. Upfal (vi ricordo che oggi era vacanza, in teoria, ma in dipartimento c’erano mooolte persone). Il professore si siede e comincia a parlare con Fabio e me della nostra gita a Cape Cod (vedi oltre). Ad un certo punto Olya dice:”Professore, l’homework per questa settimana è molto difficile” (Olya sta seguendo il corso di Probabilistic Methods in Computer Science tenuto dal prof. Upfal). Risposta:”Sì, non frequenterei mai nessuno corso tenuto da me, sono troppo difficili“. Segue risata collettiva. Ora mi domando se in Italia vedreste mai uno studente (che mangia) seduto insieme ad un professore parlando di gite, scherzando sui corsi e cose così. Stupendo. (Mi sento un po’ il prof. Fontecedro di luttazziana memoria, quindi vi aggiungo un “Cosmico!“). Terzo ed ultimo esempio: TGIF. Non è la sigla di un esperimento ne’ il nome di un supercomputer: significa “Thanks God It’s Friday”, un appuntamento per tutto il dipartimento: alle quattro del venerdì pomeriggio, ci si ritrova tutti per la (ricca) merenda insieme, una chiacchierata, e (!!!!) una partita a carte. Da strabuzzare gli occhi, se si è studenti (non di dottorato forse) in Italia.
Ah, dal momento che sto parlando di università: il lavoro sulla tesi procede bene. La direzione presa sembra molto interessante.
Continuando con gli ingredienti dell’insalatona, vi annuncio che sto partecipando agli allenamenti della squadra di Ultimate di Brown (se non sapete cos’è Ultimate, wikipedia vi aiuta). Se non conoscete l’Ultimate, meglio che non cominciate a ridere, perché non conosco uno sport più faticoso, per quanto incredibile possa sembrare questa affermazione. Eppure si corre come dannati, continuando a fare scatti per liberarsi del marcatore, e se sei così fortunato bravo da trovarti il frisbee in mano, devi pure fare in fretta a liberartene prima che il tuo marcatore conti ad alta voce fino a dieci (il ché ti mette una gran fretta di tirare il disco a qualcuno). Vi assicuro che è molto divertente, anche se dopo l’allenamento ho avuto difficoltà a camminare per due giorni…
Vi rendo inoltre partecipi del fatto che comprendere cosa si dicano sette ragazzi americani fino all’osso mentre corrono per un campo lungo 100 metri non è affatto semplice e mi rende un molto difficoltoso capire che schema viene chiamato, ma ho la scusa di essere rookie e italiano.
Ieri gita a Cape Cod, con Fabio e i padovani in scambio a Boston University. A Cape Cod dovrebbero esserci le balene, ma ora è troppo tardi. Peccato perché volevo tanto una foto abbracciato ad una balena. Tornerò in primavera. Cape Cod (e la cittadina Provincetown in cima (fondo?) al capo) sono molto interessanti, così come le spiagge lungo tutto il capo (molto frastagliato, ma ricco di sabbia). Guardare l’oceano è sempre strano, perché l’oceano non è un mare: oltre un mare c’è un paese, una terra, un’isola, oltre l’oceano c’è sempre Casa, in qualsiasi direzione si guardi.
Alcune foto della giornata. Altre (anche più belle), nell’album Cape Cod su Flickr.














