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	<title>Matteo&#039;s Wasps&#039; Nest &#187; Italiano</title>
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		<title>Gerusalemme pagana</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[New York. Manhattan. Downtown Manhattan. Financial District. Neve. Neve il 28 ottobre. La stazione della metro di Fulton St. &#232; chiusa per lavori. Salvifico, un taxi appare all&#8217;incrocio con Williams. Non &#232; off duty. Salgo e lo lancio verso 42st and 3rd. La corsa in taxi &#232; lunga e i pensieri si srotolano in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>New York. Manhattan. Downtown Manhattan. Financial District. Neve. Neve il 28 ottobre. La stazione della metro di Fulton St. &egrave; chiusa per lavori.  Salvifico, un taxi appare all&#8217;incrocio con Williams. Non &egrave; off duty.  Salgo e lo lancio verso 42st and 3rd. La corsa in taxi &egrave; lunga e i pensieri si srotolano in un mattino di inverno anticipato. </p>
<p>Non riesco ad affrontare New York, non riesco a sconfiggere Manhattan. Non riesco a non vestire i panni del ragazzo di provincia che arriva nella Grande Citt&agrave; Luminosa. Non riesco a non appiccicare il naso al finestrino del taxi, ammirando la nostra di abilita&#8217; di costruire formicai di vetro e cemento. Io, abitante del primissimo mondo, vorrei arrivare a New York e non sentirmi spogliato delle mie sicurezze. La vita si vive e si muore nella Scacchiera delle Avenue come in ogni luogo, ma come una falena mi innamoro delle luci e le inseguo, dimentico delle certezze. Sono confuso. Con il diploma firmato dall&#8217;educatrice catodica mi sono registrato all&#8217;anagrafe dell&#8217;omologazione, cittadino della nazione-mondo che in questa Griglia identifica la propria capitale. Il mio passaporto d&#8217;Occidente dovrebbe permettermi di essere a mio agio nel centro pulsante della religione consumistica terracquea, un credo i cui santini subculturali sono nel portafoglio mentale di quattro miliardi di persone: la Coca-Cola, Michael Jackson, Karol Wojtyla e il corpo diafano delle top model. Grazie all&#8217;imprinting mediatico dovrei riconoscere ogni angolo dell&#8217;Isola-Castrum, sciogliermi nella camminata veloce ed efficace di chi abita i canyon artificiali, identificare con sicurezza la direzione verso cui pregare i fauni arborei di Central Park, piuttosto che Nostra Signora Prostituta della Libert&agrave;. Come si conciliano questi due aspetti, la voglia e il dovere di stare a Nuova Amsterdam, e la confusione personale che provo quando raggiungo la Meta-Mecca? Questo &egrave; il mio mondo, il mio posto, il centro di gravit&agrave; di un sistema intraplanetario verso cui ci viene chiesto di tendere, da leggi non di natura, ma di cultura bassa. Il disorientamento che provo &egrave; forse simile a quello di una bussola posta al polo magnetico, soggiogata da un campo troppo intenso per trarne direzioni coerenti con la strada percorsa. Sono sottoposto agli elettrodi di un incestuoso culture shock e la sindrome di Stendhal mi spingerebbe a distruggere l&#8217;opera d&#8217;arte che anelo di possedere. Sotto la pressione di troppi input, il limite teorico dell&#8217;informazione viene sfondato come una barriera doganale nel giorno dell&#8217;invasione e non c&#8217;&egrave; distinzione ed analisi, ma solo un continuum di impulsi sensoriali a cinque dimensioni, flusso omnidirezionale ad estirpare il pensiero lineare.  </p>
<p>Troppo attento a dipanare ogni centimetro del mio gomitolo di riflessioni non mi sono accorto che le idee si sono intrecciate nuovamente appena uscite dal cono di luce dell&#8217;attenzione. Lascio che altra lana grezza si accumuli ai piedi del telaio di neuroni. Altre immagini, suoni, odori, sapori, esperienze tattili. Altre persone, luoghi, emozioni. A formare senza volerlo il desiderio di continuare la ricerca del Centro che le riconduca a essere coerenti tra loro nella loro incoerenza tra se stesse. Ex pluribus unum. </p>
<p>New York. Manhattan. Midtown. 42nd and 3rd. Ancora neve. Neve il 28 ottobre. </p>
<p>Seneca, Lettere a Lucilio, Libro 1, Lettera 7, Paragrafi 6-8.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2908" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>&#8230; negro semen seminaba</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 05:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#200; stata colpa loro, vi dico, s&#236;, loro, di Calvino e Pirandello. Me ne stavo tanto bene io, con i miei zero libri letti nel 2011. Ah, no, non giudicatemi male. Zero completati, per essere precisi, uno pure l&#8217;avevo iniziato, ma ho perso il ritmo e non l&#8217;ho finito. Me lo sono portato avanti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/5902248107/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="Laying the table"><img class="alignleft" src="http://farm7.static.flickr.com/6012/5902248107_5f39f058ca.jpg" alt="Laying the table" width="500" height="333" /></a> &Egrave; stata colpa loro, vi dico, s&igrave;, loro, di Calvino e Pirandello. Me ne stavo tanto bene io, con i miei zero libri letti nel 2011. Ah, no, non giudicatemi male. Zero completati, per essere precisi, uno pure l&#8217;avevo iniziato, ma ho perso il ritmo e non l&#8217;ho finito. Me lo sono portato avanti e indietro sull&#8217;oceano ma niente, in tre mesi non ne ho letta una pagina. Dicevo che me ne stavo tanto bene senza aver letto alcun libro per quasi sei mesi quando sullo scaffale sono apparsi loro, preannunciati solamente da <em>Bar Sport</em> di Benni. Un libro innocuo, piccolo, fin troppo pieno di luoghi comuni veri, tanto da chiederti se sia stato scritto solo per soddisfare l&#8217;ego di quei clich&eacute; davvero esistenti in qualche bar di Bologna. Scritto solo perch&eacute; cos&igrave; Benni potesse dire loro:&#8221;Ecco, visto? Vi ho messo in un mio libro, ora lasciatemi bere il caff&egrave;&#8221;. L&#8217;ho letto veloce, scorreva bene, merito dei luoghi comuni. Nessuna sopresa, nessuna riflessione. Arrivato alla quarta di copertina, l&#8217;ho riposto nello scaffale degli autori italiani misti, ossia quelli di cui posseggo solo uno o due libri. Ma Benni era l&#8217;esca. Era il cappello da cowboy appoggiato ad una roccia, che tu spari l&igrave; e poi ti avvicini tutto baldanzoso convinto di aver fatto secco il cattivo, e lui ti sorprende alle spalle. Me li vedo, Calvino e Pirandello vestiti da cowboy, con speroni e fazzoletti. Rispetto a loro, il Benni di <em>Bar Sport</em> pu&ograve; fare giusto il cappello. Ma la trappola aveva funzionato: non avevo ancora finito di riporre la misera spoglia di quella che credevo la mia ultima  vittima (ed era invece il primo libro che leggevo nell&#8217;anno), quando mi sono saltati addosso e mi hanno costretto a seguirli. O meglio, a farmi seguire da loro. S&igrave; insomma, mi hanno obbligato a portarli con me nei tre quattro giorni al mare che avevo in programma. Magnanimi, con la magnanimit&agrave; dei tiranni sulle loro vittime, hanno lasciato che fossi io scegliere quali loro opere mettere in valigia. Ho pensato di fregarli prendendone due che non avevo mai letto: <em>Lezioni Americane</em> per Calvino, <em>Le Novelle</em> per Pirandello. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/5930574662/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="Three white prayers"><img class="alignright" src="http://farm7.static.flickr.com/6022/5930574662_aa6e394c19.jpg" alt="Three white prayers" width="500" height="333" /></a>Ma niente, mi hanno fregato loro. <em>Lezioni Americane</em> non &egrave; un romanzo, &egrave; uno stramaledetto saggio su come si scrive o anzi, su quali principi dovr&agrave; basarsi la letteratura se vuole sopravvivere nel terzo millennio. Ora, io non sono proprio un grande teorico dell&#8217;arte della parola scritta, e ho letto meno romanzi di quelli che vorrei, e meno autori di quelli che vorrei, per cui se qualcuno mi dice:&#8221;Ah ma no sai, Tizio scrive pi&ugrave; asciutto, molto pi&ugrave; veloce e moderno di Caio: meno aggettivi, meno subordinate&#8221;, io annuisco senza capire: quando leggo un romanzo, io seguo la storia, non conto gli aggettivi. Purtroppo per me, <em>Lezioni</em> &egrave; tutto cos&igrave;:&#8221;Ah, non c&#8217;&egrave; nessuno come Autoreuno per la leggerenza, ma Autoredue sa esprimere pi&ugrave; molteplicit&agrave;, e la rapidit&agrave;? dove la mettiamo la rapidit&agrave;?&#8221;. S&igrave; vi deve essere chiaro che non sarebbe stato proprio un libro per me ma non &egrave; per questo che Calvino mi ha fregato. Poi vi spiego. Ho letto (per intero) le <em>Lezioni</em> e ho capito quel che potevo e quel che volevo, e ne sono stato pure contento, anche perch&eacute; l&#8217;ho comprato ormai otto anni fa e non mi piace che i libri diventino aceto. Poi sono passato alle <em>Novelle</em>. Quante novelle di Pirandello vi ricordate dal liceo? Una? Due? Dai, &#8220;<em>Ciaula scopre la luna</em>&#8221; la si legge tutti, e cos&igrave; anche &#8220;<em>La Patente</em>&#8220;. Beh, io devo ancora finire di leggerle tutte, vado avanti ad una/due al giorno e smetto solo perch&eacute; le leggo alla sera e ad una cert&#8217;ora i sogni propri attirano pi&ugrave; della scrittura altrui. Dicevo, non le ho ancora lette tutte, ma ve lo dico, sono magnifiche. Ed qui che Pirandello mi ha fregato. Sono troppo belle. Sono cos&igrave; godibili che sembrano scritte con facilit&agrave;, forse con quella leggerezza di cui parla Calvino nelle <em>Lezioni</em>, pur trattando temi e soggetti pesanti come certe condizioni umane. Sono cos&igrave; ben scritte che quando le leggi ti viene voglia di scrivere. &Egrave; di questo che do la colpa all&#8217;uno e all&#8217;altro, a Calvino e a Pirandello. Il primo mi propina dei pistolotti su come si pu&ograve; essere leggeri, rapidi, esatti, rivelatori (o celatori), molteplici quando si scrive. Cita la filosofia di Gadda e lo <em>Zibaldone</em> del Gobbo di Recanati, Mallarm&egrave; e Noam Chomsky, arriva pure a toccarmi l&#8217;GEB-EGB di Hofstadter e io quasi impazzisco e grido al sacrilegio. Mi parla Wittgenstein e Lucrezio come se ogni giorno noi quattro prendessimo insieme il the sul patio. Ed io, capra, che lo adoro da quando a 11 anni ho provato a leggere <em>&#8220;Se una notte d&#8217;inverno un viaggiatore&#8221;</em> senza capire un&#8217;ostrega, io (<em>capra!</em>) lo ascolto, gli credo, rifletto sul mio modo di scrivere, su questo diamine di blog che ho il rimorso di trascurare.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/5936927286/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="In the lab"><img class="alignleft" src="http://farm7.static.flickr.com/6006/5936927286_ba02c1d603.jpg" alt="In the lab" width="500" height="333" /></a>L&#8217;altro, il Nobel, uno che dal nulla ti spara una frase come:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;[L'aria nuova] s&#8217;era come diffusa sui roggi tetti ammuffiti e in ogni angolo del vecchio sonnolento paesello e lo ilarava tutto (agli occhi degli uomini, s&#8217;intende)&#8221;</em></p></blockquote>
<p> che quando la leggi ringrazi il cielo per il dono la lingua italiana, questo vecchio siciliano dalla barba curata che tutti impariamo essere nato a &#8220;Girgenti (oggi Agrigento)&#8221;, questo qui ti fa credere che scrivere sia facile come bere un bicchiere di vinello fresco all&#8217;ombra di un pergolato, in un assolato pomeriggio siciliano. Questi due galantuomini hanno la colpa di avermi fatto venire voglia di scrivere, e quando ho di questi desideri io mi torturo perch&eacute; scrittore non sono, seppure la mente mi si affolla di luoghi, di situazioni, di personaggi che vogliono essere scritti. Ma eccomi, da stilita senza stilo non cedo alle tentazioni dell&#8217;inchiostro, elettronico o meno: so bene io quale sofferenza sia scrivere. Conosco per averlo guardato l&#8217;infinito orrore del foglio candido. Celo ancora le ferite procuratemi nelle aspre lotte con me stesso per ricordarmi un&#8217;immagine, una frase, un inciso che mi ha fulminato un giorno, un&#8217;ora, un minuto prima e che, non avendomi trovato pronto ad possederlo, cerca gi&agrave; riparo presso un altro scrivente. No, no, io non inizio a scrivere, perch&eacute; temo di non finire, e una storia scritta a met&agrave; &egrave; peggio di una non scritta. Ma peggio di una storia scritta a met&agrave; c&#8217;&eagrave; una storia che non finisce mai, e anche di questo ho paura: di iniziare e di non riuscire pi&ugrave; a finire, che di storie da raccontare ce ne sono troppe, una per ogni uomo che ha messo piede su questo sasso blu, e tutte le storie vogliono essere raccontate, e vagano in cerca di un pazzo timido e presuntuoso che crede di saper raccontare le storie degli altri per poter evitare di raccontare la propria.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2862" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>Libri per vacanza</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 09:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cinque giorni all&#8217;Isola d&#8217;Elba. Quattro libri. Uno gi&#224; letto, uno iniziato di recente, uno iniziato e mai finito, uno letto a tratti. Uno &#8220;di lavoro&#8221;, uno di novelle, uno sullo scrivere, uno sulla societ&#224;. Tre di Italiani, uno di un Russo. Luigi Pirandello &#8212; Le Novelle Italo Calvino &#8212; Lezioni Americane Tommaso Labranca &#8212; Neoproletariato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque giorni all&#8217;Isola d&#8217;Elba. Quattro libri. Uno gi&agrave; letto, uno iniziato di recente, uno iniziato e mai finito, uno letto a tratti. Uno &#8220;di lavoro&#8221;, uno di novelle, uno sullo scrivere, uno sulla societ&agrave;. Tre di Italiani, uno di un Russo.</p>
<ul>
<li>Luigi Pirandello &mdash; Le Novelle</li>
<li>Italo Calvino &mdash; Lezioni Americane</li>
<li>Tommaso Labranca &mdash; Neoproletariato</li>
<li>Vladimir N. Vapnik &mdash; The Nature of Statistical Learning Theory</li>
</ul>
<p>In valigia, anche le bozze di tre articoli: uno in via di pubblicazione, uno in divenire, uno da finalizzare. In testa, un&#8217;idea per un nuovo articolo. <br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2858" name="45.4095382,11.876553699999931" onclick="return false;">Posted from Padova, Veneto, Italy.</a></p>
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		<title>Strana solita partenza</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 23:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono all&#8217;aeroporto di Boston, a cui sia sempre resa grazia per la connessione internet gratis. Tra un&#8217;ora imbarchiamo e poi si parte, Monaco, Venezia, Padova. Parto sempre di sabato per tornare in Italia. Al terzo anno di su e gi&#249;, il giorno della partenza segue una routine ormai consolidata attorno ad alcuni capisaldi: il brunch [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono all&#8217;aeroporto di Boston, a cui sia sempre resa grazia per la connessione internet gratis. Tra un&#8217;ora imbarchiamo e poi si parte, Monaco, Venezia, Padova.</p>
<p>Parto sempre di sabato per tornare in Italia. Al terzo anno di su e gi&ugrave;, il giorno della partenza segue una routine ormai consolidata attorno ad alcuni capisaldi: il brunch da Loui&#8217;s, il treno delle 2.56pm per Boston, e l&#8217;aereo delle 20.15 per Monaco. Anche oggi. Anche oggi dovrebbe essere una solita normale uguale partenza. Fuori piove, come altre volte, come spesso quando parto da qui. Ho mangiato il solito panino all&#8217;Earl of Sandwich. Ha sempre lo stesso gusto. L&#8217;acqua minerale invece qui non ha gusto. &Egrave; piatta.</p>
<p>Dovrebbe essere una solita normale uguale partenza, eppure qualcosa di diverso c&#8217;&egrave;: gli altri anni non tornavo cos&igrave; presto, ad inizio maggio. Questa volta ho la possibilit&agrave; di passare quasi tre mesi in Italia. Torner&ograve; a Providence a fine luglio. &Egrave; strano partire prima del tempo. Mi sembra di essere stato qui poco e invece non &egrave; vero: lo sento nelle parole delle persone che mi aspettano in Italia. Sono stato via 105 giorni.  Se parto il 27 luglio, avr&ograve; fatto, fino ad allora, 105 giorni in Italia e 105 in USA. Gli ultimi 5 mesi dell&#8217;anno sposteranno poi l&#8217;ago della bilancia dalla parte del piatto a stelle e strisce. </p>
<p>Parto prima ed &egrave; inatteso. Le settimane di maggio, a lezioni finite e con gli studenti del college che cominciano ad andarsene erano un po&#8217; il rush finale, in cui cercavo di finalizzare e concretizzare in un unico fiume i molti rivoli di pensieri zampillati dall&#8217;inizio del semestre. Quest&#8217;anno non sar&agrave; cosi&#8217;.</p>
<p>Parto prima ed &egrave; inatteso. Due anni fa sono tornato per scrivere la tesi, ma si trattava di un lavoro &#8220;leggero&#8221; a conclusione di 10 mesi di ricerca. Poi vacanza. L&#8217;anno scorso ho avuto la &#8220;scusa&#8221; dell&#8217;esame di stato per ingegnere, ma si trattava di un impegno di pochi giorni e nemmeno troppo impegnativi. Poi vacanza. Quest&#8217;anno torno per lavorare ed &egrave; inatteso. Ho ottenuto una borsa di studio dall&#8217;Universit&agrave; di Padova per svolgere ricerca al <a href="http://www.dei.unipd.it">DEI</a> per il mese di giugno, ma sar&ograve; in dipartimento con <a href="http://www.cs.brown.edu/~eli">il mio professore</a> gi&agrave; dal 16 maggio. Un mese e mezzo di ricerca a Padova, su un progetto &#8220;seminuovo&#8221;. Sono contento, non vedo l&#8217;ora e ho molto da ringraziare per quest&#8217;opportunit&agrave;. Ma &egrave; inatteso. </p>
<p>Come sono inattese molte cose che potrebbero capitare in questo periodo di tempo in Italia, belle o brutte. Come sono inattesi molti treni della vita. Ho un&#8217;amica che parla spesso delle occasioni della vita come treni che passano, e prima o poi devi decidere su quale salire. Io me li ricordo alcuni dei treni della vita che ho preso, e ancora non mi sono pentito di nessuno. Sono fortunato, o forse so trovarmi bene su tutti i treni. A me piacciono i treni. I treni della vita hanno una particolarit&agrave; che spesso non piace: puoi sapere quale sar&agrave; la prossima stazione, ma non la destinazione finale. A volte anche la prossima stazione &egrave; incerta. Il che &egrave; buffo, perch&eacute; un treno vero non pu&ograve; essere dirottato, ma un treno della vita s&igrave;: possiamo dirottarlo noi, oppure possono dirottarlo gli altri (e qui consiglio l&#8217;ascolto di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=a785myNz4j4">Ancona/Palermo</a> dei Klippa Kloppa).</p>
<p>Sono belli i treni. &Egrave; molto buffo che stia parlando di treni quando davanti a me vedo l&agrave; cinque aerei: due British Airways, un Virgin, un jetBlue, e il Lufthansa che mi aspetta. Gli aerei non fanno fermate intermedie, ma possono essere dirottati. I treni viceversa.  Un altro jetBlue scorre sulla pista.</p>
<p>Fra poco dovrebbero cominciare ad imbarcarci. Sono pronto a partire. Sono pronto ad arrivare. Sono pronto a tornare. &Egrave; inatteso, ma sono pronto. Pronto a vedere le persone che amo. Pronto a stare nei posti che adoro. Pronto a partire. Pronto a vivere. <br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2849" name="42.3682488,-71.017134" onclick="return false;">Posted from Boston, Massachusetts, United States.</a></p>
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		<title>Sabato di Pasqua</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 15:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piove, fa freddo, preparo lo zaino: computer, articoli, libri, astuccio, borraccia. Indosso la giacca e vado, cammino fino al dipartimento. Questa &#232; una di quelle piogge sotto cui mi piace camminare, perch&#233; mi vengono in mente tutte le camminate fatte sotto la pioggia in montagna, con i miei fratelli scout, e l&#8217;odore del fumo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piove, fa freddo, preparo lo zaino: computer, articoli, libri, astuccio, borraccia. Indosso la giacca e vado, cammino fino al dipartimento.</p>
<p>Questa &egrave; una di quelle piogge sotto cui mi piace camminare, perch&eacute; mi vengono in mente tutte le camminate fatte sotto la pioggia in montagna, con i miei fratelli scout, e l&#8217;odore del fumo di legna, e il vapore che sale dai maglioni bagnati, e una zuppa che brucia la gola, e le risate, e l&#8217;ipnosi della fiamma, e i brividi di freddo. </p>
<p>Andare per College Hill come fosse le Dolomiti, un marciapiede come ferrata, una strada come sentiero. Respirando fin da qui l&#8217;odore e il calore dei mughi sotto il sole agostano.  </p>
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		<title>Sproloqui su xkcd</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 14:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi domando sempre se l&#8217;immagine sia corretta. Nella terza vignetta in realt&#224; ci sono infinite ricorsioni dell&#8217;intera immagine, quindi in quella vignetta c&#8217;&#232; inchiostro infinito, per cui la seconda dovrebbe avere la terza barra pi&#249; alta della seconda. Tuttavia, aumentando la terza, aumenta anche la seconda. Purtroppo non ci sono unit&#224; di misura sull&#8217;asse delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://imgs.xkcd.com/comics/self_description.png" /></p>
<p>Mi domando sempre se l&#8217;immagine sia corretta.  Nella terza vignetta in realt&agrave; ci sono infinite ricorsioni dell&#8217;intera immagine, quindi in quella vignetta c&#8217;&egrave; inchiostro infinito, per cui la seconda dovrebbe avere la terza barra pi&ugrave; alta della seconda. Tuttavia, aumentando la terza, aumenta anche la seconda. Purtroppo non ci sono unit&agrave; di misura sull&#8217;asse delle ordinate della seconda, quindi non &egrave; chiaro se l&#8217;ammontare di inchiostro indicato &egrave; relativo o assoluto. Nel primo caso, si dovrebbe vedere solo la terza barra, nel secondo caso la seconda e la terza dovrebbero avere entrambe altezza infinita. Un problema simile si pone per la prima vignetta: dal momento che la terza ha inchiostro infinito (e potenzialmente anche la seconda, si veda sopra) il grafico a torta non &egrave; corretto. Vi &egrave; poi un problema di finitezza o meno dei punti non inchiostrati, e a seconda dell&#8217;ipotesi il grafico a torta dovrebbe essere completamente nero o met&agrave; nero met&agrave; bianco.</p>
<p>Sanit&agrave; mentale, questa sconosciuta&hellip;<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2812" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>Una leggera colazione</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 17:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte sono andato a letto alle tre di mattina. Prima ho guardato <em>Il Ritorno dello Jedi</em> e <em>Lawrence d&#8217;Arabia</em>. Buona doppietta, ero gi&ugrave; d&#8217;umore e mi servivano un paio di kolossal per tirarmi un po&#8217; su. Mi sono messo sotto le coperte e faceva freddo. Ma freddo. Ma freddo. Avevo freddo alla faccia, alla testa, alle gambe, nonostante i calzini che normalmente a letto non indosso. Il freddo alla testa mi ricordava il freddo che sentivo in tenda in alta montagna, sui 2500m . Solo che sono a Providence ed &egrave; il 16 aprile. Credo di essermi addormentato sulle quattro, poi ho ricevuto due sms intorno alle otto, poi una telefonata dall&#8217;Italia alle nove e mezza, infine mi sono svegliato a mezzogiorno e quaranta. Faceva ancora freddo. Ha fatto freddo tutta la notte. O almeno, io sentivo tanto tanto freddo. Una chiamata in Italia mi ha scaldato il cuore, rimaneva da scaldare tutto il resto. &Egrave; sabato. Ho il frigo pieno. &Egrave; l&#8217;una e non mangio dalle sei di ieri sera. Cosa c&#8217;&egrave; di meglio di un lieto e lauto <em>brunch</em> in solitaria?</p>
<p>Ingredienti per un lieto e lauto brunch:</p>
<ul style="list-style-type: none;">
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Uova: 2, da fare &#8220;<em>sunny side up</em>&#8220;, all&#8217;occhio di bue.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Salmone affumicato: 100g, da spalmare sui crostini col burro e da mangiare con le uova.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Honey Ham (prosciutto cotto): 3 fette, da scaldare e mangiare con le uova.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Burro: 50gr, per la padella delle uova e per i crostini al salmone.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Succo d&#8217;arancia (Tropicana, lots of pulp&hellip;): 2 bicchieri, minimo.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Latte: 300ml.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Granola con uvetta secca: io la misuro con le <em>cups</em>, saranno 80g. Da inzuppare nel latte.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Crostini o cracker: una decina, su cui spalmare il burro e il salmone.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Kiwi o frutta in genere: 1, per rifarsi la bocca.</li>
<li><span style="color:green;">&#x2713</span> Sale e pepe q. b.</li>
</ul>
<p>Cosa mancava:</p>
<ul style="list-style-type: none;">
<li><span style="color:red;">&#x2717</span> Persone con cui condividere: 1 o pi&ugrave;.</li>
</ul>
<p>Per questo ho deciso di condividere con voi. Ho ancora un po&#8217; di freddo alle dita. Ma va meglio, molto meglio.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2820" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>Fama, fama a pacchi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 15:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#200; solo quando cominciano a scrivere blog post su di te che puoi dire di stare diventando famoso. Oggi a me &#232; successo. Solo che il post me lo sono scritto da solo, ma Francesco l&#8217;ha pubblicato sul blog del suo matrimonio: I testimoni: L&#8217;Imperatore (Matteo R.). Per la cronaca, Francesco &#232; il VIP con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&Egrave; solo quando cominciano a scrivere blog post su di te che puoi dire di stare diventando famoso. Oggi a me &egrave; successo. Solo che il post me lo sono scritto da solo, ma Francesco l&#8217;ha pubblicato sul blog del suo matrimonio: <a href="http://quindiciottobre.blogspot.com/2011/04/i-testimoni-limpe-matteo-r.html">I testimoni: L&#8217;Imperatore (Matteo R.)</a>. Per la cronaca, Francesco &egrave; <a href="http://www.riondabsd.net/2007/04/11/shaking-hands-with-a-vip/">il VIP con cui mi &#8220;scuotevo le mani&#8221;</a> in un vecchio post.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2815" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>Di Super Bowl, vite in valigia e pianti in volo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 05:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho visto il Super Bowl, la finale del campionato di football americano, l&#8217;evento televisivo dell&#8217;anno qui negli States. S&#236;, ci sono i commercial, gli spot lunghi minuti che costano mezzo milione di dollari ogni secondo, ma quest&#8217;anno non sono stati particolarmente interessanti. Salvo giusto giusto quello di Volkswagen (video su YouTube), ma principalmente perch&#233; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho visto il Super Bowl, la finale del campionato di football americano, l&#8217;evento televisivo dell&#8217;anno qui negli States. S&igrave;, ci sono i <em>commercial</em>, gli spot lunghi minuti che costano mezzo milione di dollari ogni secondo, ma quest&#8217;anno non sono stati particolarmente interessanti. Salvo giusto giusto quello di Volkswagen (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0">video su YouTube</a>), ma principalmente perch&eacute; &egrave; ambientato nell&#8217;universo di Guerre Stellari e perch&eacute; invidio molto un bambino con un costume da Darth Vader. Il Super Bowl, un evento molto americano. Uno sport da uomini, che lottano per una palla, sudano, se le danno, sono grossi come montagne &hellip; e si toccano molto il culo a vicenda per incitarsi. Come ha detto il mio amico <a href="http://www.cs.brown.edu/~adf">Andrew</a>:<em>&#8220;Quando sei alto due metri e pesi 130 chili di muscoli, ti senti abbastanza certo della tua virilit&agrave;&#8221;</em>. Sar&agrave; proprio per questo che il <em>quarterback</em> degli Steelers di Pittsburgh, Ben Roethlisberger, &egrave; stato accusato due volte di stupro&hellip; In ogni caso, si toccano il culo, fasciato in pantaloncini aderenti. Mah. <img src='http://www.riondabsd.net/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Scrivere del Super Bowl mi &egrave; servito solo per rompere il ghiaccio. Per sgranchire la mano, per oliare il meccanismo che dal cervello porta alle dita, per tagliare il nodo gordiano del blocco dello scrittore. Lo facevano gli amanuensi prima di <em>pararsi avanti i buoi, arare i campi bianchi con il bianco aratrio e spargere il nero seme</em>, perch&eacute; non dovrei farla io una toccata e fuga su tastiera americana per scaldare i muscoli e sciogliere il laccio dei miei pensieri?</p>
<p>Come da titolo, ora si parla di argomenti un po&#8217; pi&ugrave; pregnanti. Ieri ho visto un&#8217;altro &#8220;evento&#8221; molto americano, o almeno credo che lo sia. Ero <em>downtown</em> per andare ad un&#8217;inaugurazione e mi aspettavo il mio amico Marco in Kennedy Plaza, la piazza pi&ugrave; centrale di Providence che &egrave; anche, per inciso, il terminal degli autobus della linea statale. Il suo terzo e non proprio lusinghiero ruolo &egrave; di punto di raccolta per tutti gli <em>homeless</em>, i senza tetto di Providence. Per qualche motivo quando sono a Padova non li vedo mai: forse non frequento le zone o forse non li scorgo o li ignoro completamente. Spero non quest&#8217;ultima. A Providence invece li riconosci subito:<em>&#8220;Gotta change, mate?&#8221;</em>, hai degli spiccioli, amico? La litania li accompagna come, purtroppo, la campana dei lebbrosi. Che triste similitudine. Torniamo a quello che mi &egrave; capitato, torniamo all&#8217;evento. Stavo aspettando Marco sotto una tettoia perch&eacute; la pioggia cadeva fitta e nell&#8217;attesa mi beavo non solo della perfetta tenuta all&#8217;acqua della mia giacca in Goretex, ma soprattutto della perfetta tenuta e di quale ottimo acquisto sia stato il cappello impermeabile Stetson che indossavo, regalo della nonna. Ad un tratto, una figura caracollante entra in scena da sinistra. &Egrave; un homeless di colore, con una barba scura ma venata di qualche filo bianco, come lo sono certi marmi. Indossa un lungo spolverino di quella che potrebbe essere tela cerata, ma forse ora &egrave; la mia memoria che lo sta inserendo in uno stereotipo non suo. Lo spolverino avrebbe un ampio cappuccio, ma questo rimane inutilizzato e cadente sulle spalle dell&#8217;<em>hobo</em>. Di robusta corpuratura, ma con le gambe corte e il passo dalla cadenza incerta e sgraziata, il senzatetto trascina dietro di s&egrave; un trolley. Una valigia da aeroporto, in buone condizioni per quanto posso vedere o almeno tutte le ruote girano bene, il manico &egrave; al suo posto e le cerniere sembrano tenere. La cosa stupisce. Carrelli della spesa carichi all&#8217;inverosimili, borse grandi e piccole, zaini stracciati: questi sono i tipici <em>armadi</em> dei senza tetto, quindi il trolley cozza un po&#8217; con lo stereoptipo, in cui ormai non potevo proprio relegare il personaggio sulla scena, il quale ormai si sta allontanando sotto la pioggia verso i meandri di downtown Providence. Passato lo stupore, assimilata la difformit&agrave; all&#8217;idea preconcetta, mi sono trovato a riflettere: quella valigia conteneva tutti gli averi che l&#8217;uomo caracollante non avesse addosso. Una valigia di 80x60x20 centimetri. Una valigia come quella che io porto avanti e indietro tra l&#8217;America e Padova, giusto per essere certo di avere tutto e pi&ugrave; di quello che mi serve ovunque io vada e per trasferire al di qua e al di l&agrave; dello stagno oceanico i regali da fare o ricevuti. Invece di attraversare l&#8217;Atlantico quella valigia attraversava Kennedy Plaza. Certo, data l&#8217;acqua che veniva gi&ugrave; dal cielo, alcune pozze tra la pavimentazione sconnessa potevano apparire quasi oceaniche, ma sarebbe tirare un po&#8217; per il collo la similitudine. Allo stesso modo sarebbe esagerato tentare un paragone: non porto anche io la mia vita a spasso in valigia? Quando chiudo il lucchetto ed esco dal 154 di Doyle Avenue, non sto forse portando con me anche la mia vita? O forse un pezzettino rimane qua? O una grossa parte? Ma ugualmente, quando mi tiro dietro il cancello a casa, con quel cigolio che conosco da venticinque anni, quando lancio l&#8217;ultimo sguardo alle finestre di casa, non sto lasciando un po&#8217; di vita dietro a quel cancello, dentro quelle finestre? Rovesciando i luoghi ma non i verbi, le domande permangono.</p>
<p>Non mi interessano le risposte. Ho una vita? Ho due vite? Non ne ho nessuna? Non mi interessa. Sto bene: sto bene quando parto, sto bene quando arrivo, sono contento di qua, sono contento di l&agrave;. Il mese che ho passato a cavallo di Natale &egrave; stato tra i pi&ugrave; intensi e ricchi di emozioni che ricordi. Il periodo precedente, qui a Providence, era stato caratterizzato da una febbrile attivit&agrave; come non mi capitava da tempo: &egrave; stato intenso e soddisfacente. Questi mesi prima dell&#8217;estate sembra saranno altrettanto eccitanti, con molte sfide in ogni campo della mia vita. Va cos&igrave;, va bene cos&igrave;. Sono qui, sono l&igrave; con voi, siete l&igrave;, siete qui con me.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/2642533053/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="Spettri urlanti si aggirano nel cielo"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3078/2642533053_fbecc06022.jpg" alt="Spettri urlanti si aggirano nel cielo" width="500" height="375" /></a> Pianti in volo. Ultima parte. Merita un&#8217;introduzione a s&egrave;. Vi faccio fare il giro largo perch&eacute; la strada &egrave; scivolosa, come certi marciapiedi di Providence in questi giorni in cui la neve accumulata si scioglie durante il giorno ma i rivoli d&#8217;acqua congelano non appena scendono a braccetto il sole e la temperatura, rendendo i marciapiedi un luogo adatto solo a danzatori sulle uova.  Qualche giorno fa sono stato a vedere <em>The King&#8217;s speech</em>, Il discorso del Re. Millanta nomination agli Oscar, film con contesto storico, bla bla bla. Alla fine del film, una delle amiche presenti ha commentato:<em>&#8220;Beh, sono anche riuscita a non piangere&#8221;</em>. In quel momento ho sentito cosa volevo scrivere sul blog e ora lo sto scrivendo. Non so quale sia il motivo, ma la storia &egrave; questa: c&#8217;&egrave; un certo momento mentre sono in volo sopra l&#8217;oceano in cui, indipendentemente dalla direzione in cui vado, io comincio a piangere. Non c&#8217;&egrave; niente da fare, mi si riempiono gli occhi di lacrime e piango per cinque minuti. Poi mi soffio il naso e sto benissimo. Non so perch&eacute; succeda, ma piango e penso a tutto quello che ho lasciato da una parte e a tutto quello che sto per ritrovare dall&#8217;altra. Mi piace pensare che succeda a met&agrave; strada, che il mio corpo e la mia anima in qualche modo sentano che in quel momento sono equidistante da Padova e da Providence e quindi il pi&ugrave; lontano possibile da tutto quello che ho, dalla mia valigia della vita. &Egrave; un pianto bellissimo e silenzioso, ma ogni lacrima &egrave; salatissima e mi irrita la pelle mentre si secca sugli angoli della bocca. Ogni atomo di ciascuna lacrima &egrave; ricamato da una risata che ho fatto con qualcuno, da un gesto, uno sguardo, un abbraccio, un maglione sformato, un paio di scarpe, uno slittino, un fiore donato, un caff&egrave; in compagnia, un cinque alto, una birra offerta, una cavolata su facebook o skype, un istante di vita da mettere in valigia. Non c&#8217;&egrave; limite di peso o di colli nella compagnia aerea su cui viaggio, Air Life.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2764" name="41.8271609,-71.399539" onclick="return false;">Posted from Providence, Rhode Island, United States.</a></p>
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		<title>Disorientato</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 18:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei primi mesi d&#8217;America mi &#232; capitato spesso di non sapere in quale negozio acquistare certi prodotti. Negli Stati Uniti, o almeno dove sto io, non esistono pi&#249; alcuni tipi di attivit&#224; commerciale che personalmente ritengo ancora comuni e diffuse in Italia: edicole, tabaccai, mercerie, cartolerie, e tutti quei negozi solitamente gestiti da marito e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/5278645105/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="The Bride"><img class="alignleft" src="http://farm6.static.flickr.com/5003/5278645105_0553ce3c65.jpg" alt="The Bride" width="500" height="333" /></a> Nei primi mesi d&#8217;America mi &egrave; capitato spesso di non sapere in quale negozio acquistare certi prodotti. Negli Stati Uniti, o almeno dove sto io, non esistono pi&ugrave; alcuni tipi di attivit&agrave; commerciale che personalmente ritengo ancora comuni e diffuse in Italia: edicole, tabaccai, mercerie, cartolerie, e tutti quei negozi solitamente gestiti da marito e moglie che vendono piccoli elettrodomestici o oggetti utili per la casa. </p>
<p>Quasi sempre ho trovato quel che cercavo da CVS, una catena di <em>pharmacy</em> che ha un po&#8217; di tutto ma non proprio tutto. Per esempio, non ho ancora una idea chiara sul dove comprare ago e filo per attaccare un bottone. Se lo sapete, lasciate un commento. <img src='http://www.riondabsd.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Oggi, mentre camminavo per il mio primo giro per Padova da quando sono tornato, ho tirato fuori la mia Leica M6, solo per accorgermi che le pile dell&#8217;esposimetro erano scariche. Non ho per questo rinunciato a scattare, andando un po&#8217; ad occhio (1/30s, 28mm f/2.8, 400 iso alle 4 del pomeriggio di un giorno invernale velato&#8230; vedremo cosa ho ottenuto&#8230;). Mi sono domandato per&ograve; dove avrei potuto trovare due batterie da 1,5 Volt. Sono quelle che si usano anche per molti orologi, o si usavano forse. Hanno sigle quali SR44 o D357 e sono abbastanza comuni. Non sono stato capace di darmi immediatamente una risposta. Forse sarebbe stato sufficiente entrare in un qualsiasi orologiaio, ma temevo di pagarle molto pi&ugrave; del necessario, quindi ho esitato. Non ho potuto entrare in un supermercato perch&eacute; era Mercoled&igrave; pomeriggio. Infine, ero molto incerto se entrare in una tabaccheria e chiedere e quindi non l&#8217;ho fatto (che volete, sono timido&#8230;).</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rionda/5278645025/" class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="The Burlesque"><img class="alignright" src="http://farm6.static.flickr.com/5121/5278645025_fb45495138.jpg" alt="The Burlesque" width="500" height="333" /></a> Sono ancora senza batterie per l&#8217;esposimetro, ma l&#8217;accaduto mi ha dato occasione per riflettere sulla sensazione che ho provato: disorientamento. Non mi sentivo quasi pi&ugrave; nella familiare cittadina in cui ho vissuto per 23 anni. Moltissime attivit&agrave; commerciali sono cambiate o chiuse anche solo dalla mia ultima visita, in Settembre, la gente (alle quattro del pomeriggio prevalentemente donne di tutte le et&agrave;)  indossa vestiti che non riconosco come lo stile a cui sono abituato (ma immagino che tutte credano di imitare l&#8217;ultima moda di New York, con quei Moncler, i cappelli da puffo, e le UGG), persino il ritmo delle camminate era diverso dal mio, da quello con cui sono cresciuto. </p>
<p>Ho scattato foto insulse ad alcuni scorci e ad alcune viste del centro, principalmente Palazzo della Ragione, pi&ugrave; per poter riappropriarmi della mia citt&agrave; che per una vera ispirazione. Fotogrammi forse buttati, non sar&agrave; nulla di che. Tuttavia, devo essere sembrato un turista ai Padovani che mi hanno intravisto. Ma certo, turista a Padova non sono.</p>
<p>Il tutto mi ha disorientato. </p>
<p>Ho portato dei rullini a sviluppare, poi delle foto a stampare (in due posti diversi), e infine sono entrato in libreria. Mi sentivo un turista. Ho comprato <em>&#8220;Il Principe&#8221;</em> di Macchiavelli a 4.90 euro, e un libro Taschen, <em>&#8220;Paris Mon Amour&#8221;</em> a 9.99. &Egrave; bellissimo, l&#8217;ho poi sfogliato con Marta: ci sono centocinquant&#8217;anni di foto di Parigi, dalle barricate del 1848 alla moda degli anni &#8217;80. Cartier-Bresson, Sieff, Boubat, Izis e molti altri. Sfogliandolo mi sono sentito a Parigi, come un turista a Parigi.<br/><br/><a class="geolocation-link" href="#" id="geolocation2718" name="45.4095683,11.8765886" onclick="return false;">Posted from Padova, Veneto, Italy.</a></p>
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