Normalmente non tengo file sul desktop del portatile. Dal 29 agosto, circa, fa invece capolino un file di testo dal nome verita.txt. Trovo oggi, dopo aver salutato un amico che è partito per l’Italia, aver corso 25 minuti (record!), e aver avuto un’idea per uno dei filoni della mia ricerca, trovo oggi il coraggio di pubblicarlo. Dico coraggio non a sproposito, credo, perché i temi trattati in quel file sono importanti e non so se davvero voglio rendere pubblici i miei pensieri a riguardo. Ancora di più, sono spaventato dalle dimensioni del file, eccessive per un post su un blog. In ogni caso eccolo. Non è certo un’opera finita, ma magari è un inizio. Forse è solo uno sbrodolo. Non giudicate i miei pensieri, ma commentateli. P.S. Sto bene.
Premessa: Io non sono un filosofo, mio nonno lo era, non sono nemmeno un giurista, lo sono mio padre e mia sorella. Non sono nemmeno uno scienziato. Sono uno qualsiasi, che legge, pensa, e ogni tanto scrive. Dovrei leggere di più e pensare di più prima di scrivere, specie su argomenti come questi, ma la voglia di scrivere si tramuta, a volte, in urgenza e io non resisto.
Qualche sera fa ero ad una normale eccezionale cena tra amici, come possono essere solo le cene tra compagni di un tempo e che normalmente vivono in due continenti diversi. La conversazione spaziava ampiamente tra ricerche di lavoro, studio della lingua danese, ritmi americani, e chiacchiere da amici.
Uno di questi amici, a seguito di una sua futile mancanza di politically correctness e, me lo perdoni se legge, con il tatto di un operaio di fonderia con guanti di piombo, mi domandò se Credessi. Più esattamente, mi fece due domande: “Sei cattolico?” e, alla mia risposta affermativa, rimarcò: “E Credi?”. Forse lui la maiuscola non l’aveva messa, o forse ho inteso male io. In ogni caso, risposi nuovamente che, sì, in effetti, Credo.
Non voglio dilungarmi sul perché si rendano ormai necessarie due domande per chiedere una cosa tanto semplice (quando chi risponde ha una opinione ferma). Per dirla come un filologo, il significante cattolico si è eccessivamente arricchito di significati per poter essere usato senza specificazione.
Il lettore giudicherà alla fine se questa introduzione fosse davvero necessaria, tuttavia è certamente giunto il momento di chiuderla.
Tra i libri che ho comprato per l’estate c’è, oltre a Conrad e Pavese di cui ho già scritto, Vita di Galileo di Brecht. Senza accorgermene ho comprato un’edizione con testo a fronte. Una simpatica sorpresa che mi permette, nei momenti di pazzia, di togliere un po’ di ruggine al mio tedesco. Sono stato accolto, in prima di copertina, dalla seguente citazione:
Monacello — Ma non credete che la verità — se verità è — si farà strada anche senza di noi?
Galileo — No, no, no! La verità riesce ad imporsi solo nella misura in cui noi la imponiamo; la vittoria della ragione non può essere che la vittoria di coloro che ragionano.
Non posso essere meno d’accordo.
Pausa. Ho preso il volo (sarebbe stato forse possibile il volo senza Galileo?) da Göteborg a Munich. Volo ballerino, ma la lettura del lavoro di Brecht mi ha assorbito completamente.
Come posso essere in sintonia con un’affermazione come quella riportata sopra? Non voglio essere un critico destrutturalista, ho imparato sui Peanuts che non è una buona cosa, ma analizziamo le parole di Galileo. Tre negazioni, una con interiezione (non è un termine medico!) e due frasi. Consideriamo le negazioni, ripetute per rafforzarsi. Ci dicono che Galileo non crede che “la verità, se verità è — ma che verità potrebbe essere se non lo fosse? — non si farà strada anche senza di noi”. Lo stesso concetto è ribadito nella prima frase dello scienziato, con l’accento posto sulla necessarietà di un’azione diffusiva da parte di chi possiede la verità affinchè essa sia accettata. Notiamo la scelta del verbo “imporre”, in forma riflessiva e diretta. In tedesco il verbo è durchsetzten, che contiene la preposizione durch, attraverso, come appunto nell’idea di farsi strada, presente nella domanda del Monacello. Forse il traduttore italiano ha compiuto una scelta poco felice, scegliendo un imporre che suggerisce un atto di forza dall’alto (Aggiornamento: ho controllato ed effettivamente durchsetzen ha il significato di imporre). Comunque sia, Galileo sostiene che l’uomo che possiede la verità debba farsi portatore di essa e diffonderla. Non per questo lo scienzato sembra essere sostenitore della non esistenza (in senso ontologico) della verità. Tuttavia essa per essere riconosciuta (imporsi) necessita di un’opera di diffusione di chi la possiede. Esistono dunque uomini che possiedono la verità e uomini che non la possiedono. Ci si può quindi chiedere chi siano i primi e come siano divendati proprietari della verità, e immediatamente anche missionari obbligati della stessa, secondo la convinzione di Galileo. L’Astronomo ci fornisce la risposta nella seconda frase: coloro che posseggono la verità sono quelli che ragionano. È importante tenere a mente, e diventa evidente mentre si legge la Vita, che la verità di cui parla Galileo è una verità che lui considera irrefutabile e assoluta. È verità che va accettata perché la dimostrano i fatti (e ancora allora, si potrebbe chiedere a Galileo se la verità abbia bisogno dei fatti per imporsi o addirittura per esistere?), e quindi coloro che ragionano dovrebbero accettarla sulla sola base dei fatti e loro compito è vincere su coloro che non ragionano per far vincere la ragione. Si capisce quindi, che, secondo Galileo, alla vittora della ragione, seguirà, come corollario, l’imposizione della verità.
Se qualche lettore è arrivato fin qua, gli sono grato. Seguiamo ora il flusso di pensiero, e vediamo perché io non mi trovo d’accordo con il pensiero di Galileo, cioè, naturalmente, il pensiero che Brecht fa esprimere al suo personaggio Galileo, senza che per questo il pensiero risulti opinione di Brecht o del Galileo storico.
Cominciamo dall’aspetto che considero più problematico e grave: la verità va accolta in quanto supportata da fatti. Per chiunque abbia anche solo lontanamente idea dell’ipotesi del cigno nero di Popper (“tutti i cigni sono bianchi, per chi non ha mai visto un cigno nero” detta come la dico io.), una tale dipendenza dei fatti è segno di una naïvete (!!!), di una grossolanità nella definizione di verità non accettabile. Ma se anche controllassi tutti i cigni e li trovassi tutti bianchi, non potrei concludere che non esistono cigni neri. Per concludere così, dovrei dimostrare l’impossibilità per un cigno di essere nero, ossia che non ci sarà mai e non c’è mai stato un cigno nero. D’altro canto, quale matematico accetterebbe come definitiva e soddisfacente una dimostrazione che consista nel solo controllo per elencazione e, come si dice, brute-force di tutte le possibilità? Tutt’altro, sarà necessaria una dimostrazione che, partendo da altri fatti già dimostrati (ma dimostrati cosa? veri?, validi?) ed utilizzando una semplice e diretta catena logica, arrivi ad enunciare l’ineluttabilità della tesi.
Pausa, lunga. È passato un giorno intero. Terribile il viaggio da Monaco a Venezia, con trenta minuti di ritardo e una coppia di postadolescenti tedeschi rumorosamente sbaciucchiantesi. Oggi ci sono le valigie da preparare, domani si torna negli USA.
Io penso che i fatti non bastino a rendere vera la verità, se mi si passa la ripetizione. Spiegherò meglio le mie convinzioni più avanti.
Passiamo ora al secondo punto su cui mi trovo in disaccordo con Galileo. Egli non si ferma a sostenere la loro sufficienza, bensì va oltre e propugna l’uguaglianza tra verità e prodotti della ragione.
N.d.A. Questo punto deve ancora essere sviluppato. Come ho detto, ero stanco di vedere verita.txt fermo sul mio desktop e ho sentito il bisogno di pubblicarlo prima che fosse completo.
Ritengo che esistano persone che, con la convizione di sostenere la scienza e quindi, a loro modo di vedere, la ragione, ritengano anche di sostenere la verità, o addirittura la Verità. In questo senso, trovo che siano molto più scientifici i giuristi, che nel corso di un processo, non si preoccupano di ricostruire o di propugnare la verità, ma piuttosto una verità, quella processuale appunto, al di là di ogni ragionevole dubbio (limitatamente al caso di condanna) e che, nelle parole della Cassazione Penale, è, necessariamente aggiungo io, “[…] limitata, umanamente accertabile e umanamente accettabile[…]“. Non dubito che su questi tre attributi siano state spese, giustamente, molte parole. La presenza, ripetuta, dell’avverbio “umanamente” è illuminante, perchè tale, umana, è la massima verità a cui possiamo aspirare in questa vita.
Concedetemi, infine, di difendermi da una facile accusa che potrebbe essermi rivolta da chi leggesse quest’articolo e non mi conoscesse bene. Excusatio non petita si dirà, ma almeno mi si concederà di chiarificare (e chiarificarmi, nella convinzione dell’azione/funzione catartica della scrittura) il mio pensiero. Mi si potrebbe infatti additare come scettico sulla base della mia idea, di chiara derivazione popperiana, sulla verificabilità e del mio abbracciare il teorema di incompletezza di Gödel. Dalla prima, si potrebbe concludere che io creda nell’impossibilità dell’esistenza della verià a causa della sua inverificabilità. Dalla seconda, addirittura che io non creda nell’esistenza di principi o meglio assiomi primi inamovibili sui quali fondare non solo il ragionamento scientifico, ma l’intera possibilità di pensiero, a cui conseguirebbe l’immediata futilità di ogni azione umana. Non solo scettico quindi, bensì universalmente tale, ad abbracciare anche l’impossibilità di esistenza di un qualsiasi Trascendentale.
Entra qui in gioco la lunga introduzione che apre questo articolo. Mi domando se tutte queste parole che ho scritto non siano solamente un modo per me per ribadire e motivare la mia Fede in Dio. Risulta chiaro che è sufficiente che io ribadisca il mio Credo e le accuse cadono, tuttavia ritengo necessaria una più elaborata disanima delle mie convinzioni.
In antitesi con Galileo, credo che i fatti non possano in alcun modo corroborare una verità o sostenerla. Se verità è, deve esserlo indipendentemente dai fatti. Essi non hanno la potenza ontologica necessaria per rendere una teoria “verità”: possono solo non contraddirla, qualora ad essa conformi, o invalidarla qualora contrari a quanto da essa predicato. Ne risulta quindi, popperianamente, una efficacia dei fatti solo distruttiva, solo di invalidazione di una “verità” che tale quindi non è. Si potrebbe qui fare un discorso sulla quantità di informazione (informazione nel senso di Shannon, per chi sa di cosa parlo) portata da un fatto che non contraddica una teoria, ma qui mi spingerei forse su elucubrazioni poco interessanti per i lettori.
Se si crede nei cinque postulati di Euclide, si capisca che ammettere l’esistenza di principi primi non è altro che aggiungere, nella geometria dell’esistenza, un ulteriore postulato, un ulteriore assioma. Non assumerlo, o negarlo ha la stessa valenza di costruire una geometria non euclidea. D’altra parte, se anche si considera l’universo una semplice successione di accidenti o di eventi probabilistici, risulta comunque necessario credere in principi primi che regolino tali eventi, fosse anche solo l’esistenza di un Prima e un Dopo, che nella loro infinita relatività diventano assoluti. Il che implica quindi l’esistenza di un Punto euclideanamente senza dimensione, anche temporale, e quindi senza Prima ma a cui rapportare tutto il Dopo. Nel momento in cui si assume anche un solo principio primo, risulta lecito assumerne a piacere, purtroppo. O per fortuna.
Dovrei leggere di più. “Contro il metodo” di P. Feyerabend mi attende sullo scaffale della libreria di Providence da almeno un paio di anni, e altrettanti aveva atteso sul mio comodino a Padova, forse di più. Dovrei trovare la forza di affrontarlo. Leggere. Pensare. Scrivere.
Posted from Providence, Rhode Island, United States.
Comments 24
Un piacere leggerTi, scricchiolii nella testa.
Posted 11 Oct 2010 at 08:52 ¶Ciao Matteo. Non posso che essere commosso nel leggere il tuo articolo, primo perchè è molto bello, secondo perchè anche a me piace molto la filosofia e per mio conto la studio e mi chiedo molte delle cose che ti domandi anche tu. Sono d’accordo su tutte le cose che scrivi, perchè sono frutto di ragionamenti razionali e quando un uomo usa la ragione, di cui tanto hai parlato, le sue parole sono sempre degne di rispetto. Mi soffermo sul tema della Fede. A quanto sto capendo nella mia personale ricerca della Verità, che tanto mi sta a cuore, provare a ricercare la Fede o cercare di giustificarla attraverso dimostrazioni che si avvalgono della ragione non farà altro che far ruotare intorno, su se stessi, senza mai arrivare a comprendere nulla (e purtroppo io sono molto vittima di questo girotondo). Lo stesso Tommaso che ha costruito un sistema aristotelicamente perfetto per dimostrare l’esistenza di Dio ha commesso l’errore, di cui tu hai parlato alla fine del post parlando delle dimostrazioni euclidee, di voler dimostrare l’esistenza di Dio ricercando il principio primo (e ha trovato cinque modi) e poi ha ricevuto le “batoste” epistemologiche di quei geni venuti anche molto dopo tipo Popper che tu hai citato. Eppure chi può affermare con certezza che Tommaso abbia sbagliato?Ultimamente mi sono imbattuto in Agostino e devo dire che ho trovato illuminante quei passi in cui afferma che per capire davvero la Verità occorre credere (credo ut intelligam), come se la Fede facesse luce sulle cose, le rendesse realmente visibili, così come la luce fa vedere le cose. La Ragione poi ci consente di mettere quotidianamente alla prova ciò in cui noi crediamo(intelligo ut credam), ma senza quel salto per oltrepassare il “burrone” che ci costringe a restare al di qua, non arriveremo mai a credere perchè la nostra diffidenza e mancanza di adeguati mezzi cognitivi ce lo impedisce. Ora mi occorrerebbe molto tempo per cercare di spiegare meglio cosa intendo, quali passi di Agostino mi hanno affascinato di più, quali meno, ma il mio intento, intanto (gioco di parole) era di farti capire che ho apprezzato il tuo post e che mi piace ci sia qualcuno con cui poter parlare di questi temi, dei quali spesso anche io sentirei tanto bisogno di parlare. Ciao! P.S. Se hai l’occasione e non lo conosci già prova a leggere un certo Pietro Abelardo, di poco precedente a Tommaso, che, secondo me, fa un bel discorsetto sul rapporto tra universali e particolari e ha una visione del rapporto tra fede e ragione che potremmo definire molto “moderna”. E’ alla base del razionalismo moderato. Ciao di nuovo!
Posted 11 Oct 2010 at 11:16 ¶Caro Rionda,
complimenti per il logico ragionamento espresso in questo post, di cui qualcosa condivido, altro no.
Tuttavia mi sorge spontanea una domanda essenziale: sei partito con l’affermazione della religione cattolica e poi hai proseguito verso la ricerca della Verità (nota come Verità sia maiuscola, mentre religione cattolica NO), la quale è difficile da dimostrare, dal momento che noi “possiamo” (a tuo parere e di altri) dimostrare solo una verità “umana”. Ebbene, chi ha dimostrato la religione cattolica?
Posted 11 Oct 2010 at 11:26 ¶Caro Toffa, grazie per il commento. Sono da sempre appassionato di storia medievale, in questi giorni sto leggendo un bel volume edito da LeGoff. Molto meno mi sono appassionato della filosofia medievale, forse a torto. Dovro’ recuperare (anche) questa.
Caro Monte, la mia assunzione, il mio sesto postulato se vuoi, e’ che appunto Dio esista e sia quello cristiano. Come sai, gli assiomi non si dimostrano. Stammi bene.
Posted 11 Oct 2010 at 13:41 ¶Ciao Flevour, Grazie!
Posted 11 Oct 2010 at 14:04 ¶Ciao Matteo!
Posted 11 Oct 2010 at 15:20 ¶Intanto ho letto il post e non avendo alcun rudimento di filosofia (mi ritrovo ad essere un tipo pratico, ma tanto pratico) non me la sento di commentare il tuo post.
Aggiungo solo che anch’io Credo ma, nonostante ciò, sempre più spesso penso al Dopo! E mi fa paura!
Un abbraccio.
Credo che l’essere umano sia limitato, sia in termini di quantità e qualità di percezioni che possa riconoscere, sia di facoltà intellettuali. Credo quindi che le discussioni ontologiche si basino sulla falsa premessa che noi si sia in grado di giungere ad una conclusione, o comunque di formulare assunzioni valide, o se non altro di indirizzarci verso qualcosa. La Verità potrebbe essere davanti a noi ogni momento, magari non siamo semplicemente in grado di coglierla.
Posted 11 Oct 2010 at 15:24 ¶E’ sempre un piacere leggerti,
Aygor
Ciao Mirko, chi crede non ha paura del Dopo (o forse no). =)
Bravo Aygor, ottima osservazione.
Posted 11 Oct 2010 at 17:21 ¶Mi inchino a tanto ragionamento. Per me è più semplice Credere come Atto di Fede, come bisogno di credere per non avere paura del dopo. Ma ti ammiro!
Posted 11 Oct 2010 at 22:58 ¶Fede e ragione percorrono binari diversi della mia umanità, perciò sono compatibili, in quanto non si tocchino. Il problema si pone solo per coloro che hanno fede nella ragione, e per coloro che assoggettano la fede alla ragione. Errori da evitare. Salutoni, papi
Posted 12 Oct 2010 at 08:11 ¶Ciao matte caro!
Posted 12 Oct 2010 at 09:06 ¶Questo filosofia è bella. Esteticamente. Dici: “Se verità è, deve esserlo indipendentemente dai fatti”. Cosa vuol dire attribuire ad una parola una qualità che essa stessa significa? Sono solo parole. Parole che cercano di mettere nero su bianco una cosa che si chiama pensiero. Pensiero che se non potesse avvalersi del linguaggio non creerebbe giochi di parole. Perché solo di questo si tratta. Io definisco verità un’altra cosa. Ovviamente questa è una mia (ma penso molto condivisa) opinione. Quando si parla di queste cose si può rimanere molto più a basso livello e sarebbe anche più democratico. Credere è un processo che sta alla base anche della ragione. Ma l’attributo di arbitrarietà che ha il credere ne mina le radici fin dalla sua potenza. Ma una cosa è vera. Ci siamo evoluti in un mondo che presenta determinate dimensioni. Solo queste possiamo cogliere con l’intelletto, poiché anche quest’ultimo sviluppatosi sotto l’effetto di una determinata pressione evolutiva. Siamo tarati sensorialmente ed intellettualmente su una scala media, non conosciamo l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande (da qui probabilmente il teorema di incompletezza di Gödel). La verità per come l’hai descritta tu non è raggiungibile e forse non ha senso. L’importante e decidere cosa credere. Tu arbitrariamente, tra tutti gli dei che sono passati per la mente dell’uomo, hai deciso di credere in un dio cristiano, che coincidenza delle coincidenze è lo stesso a cui credono la maggior parte delle persone che vivono dove vivi tu. Fossi nato qualche centinaio di chilometro più in la saresti mussulmano. O Buddista. Ad ogni modo non hai spiegato perché credi. E a quella domanda non hai mai risposto seriamente, ecco forse perché il tuo interlocutore te l’ha posta due volte. Ecco quindi che rileggendo le battute iniziali…forse Galileo già intendeva questo: la verità e di colui che la impone con il semplice atto di cercarla.
Un abbraccio affettuoso!
Troppe pippe come al solito, caro Rionda. Credere in dio è come credere nelle papere rosa che abitano saturno. Potresti dire che non esistono?
Io non penso di poter dimostare che dio non esiste, però posso altresì affermare che la probabilità che esista è la stessa che un cane ora entri nel mio ufficio e mi saluti con un accento vagamente pugliese. I fatti supportano la verità, come tu dici, ovvero aumentano la likelihood delle varie ipotesi di verità.
Non solo, la abbassano anche. Ci sono molti, innumerevoli fatti che cozzano con le supposte qualità di un qualche dio, figuriamoci l’antropomorfico dio catto-cristiano.
Perciò io, che sono una persona a cui piace ragionare, non “credere”, non credo in dio. Il concetto stesso di fede secondo me è molto pericoloso. avere fede in qualcosa significa credere ciecamente in qualcosa, senza interrogarsi sul perchè. niente di più sbagliato. se tutti usassimo la nostra testa e non avessimo “fede”, forse crociate, inquisizione, nazismo, comunismo e tante altre belle cose non sarebbero mai successe. O meglio, qualcuno c’avrebbe provato, ma gli altri gli avrebbero riso dietro.
Ma torniamo un attimo al boss, dio. Tralasciando la mitologia cattolica, che è infinitamente ridicola (fatta di dogmi imposti, anche di recente, vedi l’assunzione di maria), fatta di personaggi dalla dubbia identità storica, nonchè evidente accozzaglia di racconti orali, miti e credenze politeiste antecedenti alla presunta nascita di cristo, pensiamo per un attimo ad un dio semplicemente creatore, senza la barba curata, i sandali e la tunica lavata con perlana. Si tende a postulare un creatore perchè l’apparente complessità dell’universo lascia l’uomo a bocca aperta. Ma perchè postulare l’esistenza di un dio che crea dovrebbe semplificare le cose? Le rende ancora più complicate, semmai. Oltre a spostare semplicemente il problema a “chi ha creato dio?”, lo si rende ancora più NP, perchè un qualunque creatore supera sempre la sua creature in quanto a complessità. Perciò perchè perdere tempo? Siamo cani che si mordono la coda? Io no. Si chiama autoerotismo e francamente sono un po’ rigido di schiena e penso che non potrei arrivarci.
Per concludere, questa è la mia visione di fede e ragione (che tra l’altro sono assolutamente incompatibili, checchè se ne dica, perchè per DEFINIZIONE la fede pone limiti alla ragione). Immaginiamo uno spazio tridimensionale. La verità si trova a z=+Inf. Noi partiamo da z=0. Chi ragiona, come me, cerca la sua strada da 0 a +Inf poggiando un mattoncino alla volta, cercando la strada giusta da percorrere. Chi ha fede, invece, da retta a qualcuno che gli ha detto “vai alle coordinate x,y,z e vedrai che sei sulla strada giusta” e prende una “scorciatoia”. Ora, è possibile che alla fine entrambi arriveremo alla stessa strada, verità, conclusione, as you wish. Tuttavia, se permetti, il mio metodo è un po’ più sicuro. La mia casa preferisco costruirla dalle fondamenta, non dal tetto. E poi francamente questo tizio, stando ai “fatti”, sembrerebbe essere un po’ losco.
Anyway, it’s your choice. Mi rende sempre un po’ triste però sapere che persone intelligenti come te hanno fede, credono. Io personalmente non credo, penso.
Posted 12 Oct 2010 at 10:25 ¶@ blextar Personalmente la penso come te. ma l’argomentazione del “chi ha progettato colui che progetta” non ha senso per un credente, il quale postula che alla fine della catena ci sia un principio che in quanto verità e perfezione possieda i caratteri di essere e di principio primo, anche se queste sono solo parole vuote, che escono dalla logica e dal mondo reale. Il linguaggio fa male alla logica. Il linguaggio è il vero lucignolo, che ha spinto l’uomo ha commettere errori, giochi di parole, che hanno creato le famose domande esistenziali, e poi ci hanno arbitrariamente dato una risposta.
Ad ogni modo, dato che il post è di Matteo, è che ha voluto lasciare un pensiero sarebbe bello che dopo contante spiegazioni filosofiche, ci mettesse anche qualcosa di suo: perché proprio un dio catto-cristiano? perché non potevano coesistere le due domande, sei cattolico e credi? Berlusconi è cattolico. Cattolico è un etichetta, che non significa nulla se non che sei seguace di una setta che in passato a bruciato Giordano Bruno, rubato la scena mistica alle donne, stuprandole, commesso omicidi nella terra tanto santa che ora rappresenta il simbolo dell’odio, e che oggi promuove principi sessuali stupidi, cattivi e medioevali, e egoisticamente attribuisce alla sua scuola quelle uniche, poche cose che l’uomo ha prodotto come l’amore, la solidarietà e la compassione. La cosa bella della verità come la intendo io è che, quando legata ai fatti, non può essere smentita.
Posted 12 Oct 2010 at 14:04 ¶manca una h
Posted 12 Oct 2010 at 14:05 ¶Caro Gio, rispondo solo alla tua frase “il linguaggio fa male alla logica”. Anche se togli il linguaggio, come e’ normalmente fatto nella logica scientifica, che si riduce di fatto a manipolazione di simboli secondo regole (indimostrate e indimostrabili!) la sola logica e’ debole e insufficiente a spiegare non solo tutto, ma addirittura molto, come ci insegna appunto Goedel.
Aggiungo che nella tua prima frase nel commento 13 hai detto molto bene. Mi permetto di aggiungere che, se non si vuole essere universalmente scettici, prima o poi un principio primo lo si deve ammettere, fossero anche solo le regole della logica.
Posted 12 Oct 2010 at 14:10 ¶Ah, ovviamente ricambio il super-abbraccio!
Posted 12 Oct 2010 at 14:11 ¶Succoso, succosissimo.La mia risposta sarebbe un po’ lunga per essere il commento ad un post che potremmo meglio definire bozza di pamphlet.Ti risponderò su Biblioteca Italiana.
Posted 12 Oct 2010 at 14:23 ¶“Mi permetto di aggiungere che, se non si vuole essere universalmente scettici, prima o poi un principio primo lo si deve ammettere, fossero anche solo le regole della logica.”
Certo. Ma tu non ti sogneresti mai (spero) di scrivere un libro di matematica postulando il più complicato dei teoremi che ti può venire in mente, ma preferiresti partire da delle regole semplici, base. Perciò il credente che decidesse di ignorare semplicemente questa argomentazione postulando l’esistenza di una creatura così complessa come dio, per me è alla stregua del matematico pazzo che fonda i suoi ragionamenti su teoremi campati per aria.
Insomma, per tornare alla metafora dei mattoncini, anch’io postulo l’esistenza di un mattoncino base da cui partire, altrimenti avrei ben poco da costruire. Ma è un mattoncino, non un grattacielo.
Posted 12 Oct 2010 at 14:54 ¶Secondo me il voler porre un principio è un nostro limite. Non è scetticismo. Ad ogni modo, anche per portare avanti una discussione che mi tiene compagnia
ipotizziamo di voler postulare arbitrariamente un primo mattoncino: in che ambito siamo? Universo fisico, morale, la vita o altro?
Posted 12 Oct 2010 at 20:48 ¶Concordo pienamente sul fatto che è un nostro limite il voler individuare necessariamente un principio.
Per quanto riguarda la metafora del mattoncino, mi serviva più che altro per sottolineare la differenza sostanziale fra la persona che prende semplicemente per vero un concetto così complesso e profondo come quello di dio e chi invece cerca di arrivare alla verità step by step. E’ difficile dire cosa sia questo mattoncino base, o quali e quanti siano. Io personalmente sono un bieco materialista, e ritengo che la fisica possa spiegare l’universo intero, dal sasso alla galassia, dal girino all’uomo e la sua mente.
Posted 13 Oct 2010 at 18:31 ¶Oilà! grazie per aver condiviso questa tua profonda riflessione! La cosa bella è che poi trovo il tuo stile di scrittura molto piacevole! Ho proprio iniziato oggi a leggere “Goedel/Eschel/Bach: an eternal golden braid”, non puo’ che capitare a fagiolo. Su di Goedel dice appunto nell’introduzione “In short, Goedel showed that provability is weaker than truth, no matter what axiomatic system is involved”. Se da una parte il teorema di Incompletezza mi spinge a una disperazione, come uno che urla nel vuoto spinto, mi piace molto pensare all’opera dell’uomo come una ricerca di colmare una certa incompletezza, una imperfezione che mina dal profondo le nostre capacità conoscitive -o almeno i mezzi per poterle trasmettere-.
Posted 15 Oct 2010 at 20:57 ¶non per niente dopo aver risposto, si sono cattolico e credo, matteo dice di aver aggiunto ” e tu hai letto Goedel/Eschel/Bach: an eternal golden braid?”
Posted 16 Oct 2010 at 02:42 ¶No, beh, questo non l’ho detto, pero’ il libro l’ho letto e mi ha colpito. Piu’ per lo stile che per il contenuto se vogliamo, pero’ e’ niente male. Ci sono vari post a riguardo su questo blog. =)
Posted 16 Oct 2010 at 08:21 ¶li cercherò tra un po’, quando finisco questo immenso tomo…
cercherò intanto di trovare i pezzi di bach che cita nel libro.. confido nel tubo
Posted 17 Oct 2010 at 16:13 ¶Post a Comment