Cosa scrivere? Dal primo del mese sono a Göteborg, e ho cercato quasi ogni giorno di carpire nell’aria, nei colori, nelle forme, nella gente di questa città qualcosa di interessante da raccontare su questo blog. Ho fatto fatica. La stessa fatica che sto facendo ora a scrivere questo post, proprio perché forse non ho nulla da dire. E forse ho anche appena fatto la peggior cappella che una persona che vuole farsi leggere possa fare: dire di non aver niente da dire. Ma sto mentendo. Perché qualcosa da dire ce l’ho, ma non è in tema di Svezia. Tuttavia il post si intitola “Svezia” perché l’ho deciso prima e non ho intenzione di cambiarlo. Sarà il post “svedese” quindi è pure giusto che abbia un titolo in tema.
Farfuglio, se davvero si può con le parole scritte. Per prima cosa, ho da dire che scrivo oggi piuttosto che ieri o il due agosto per mille e nessun motivo. Tra questi c’è che ho finito di leggere Lord Jim e ho cominciato La luna e i falò.
Che libro Lord Jim. Avevo sugli otto anni quando ho scoperto la storia del reietto del Patna, a fumetti sul Giornalino. Mi affascinarono quelle atmosfere esotiche, da sud-est asiatico che è quasi Oceania, quelle stesse atmosfere che, quando ormai di anni ne avevo il doppio o più, mi fecero innamorare di Corto Maltese nella Ballata del Mare Salato. Quelle atmosfere esotiche che, nel libro di Conrad, non ci sono. Credetti di ritrovare Jim sotto le spoglie di “Jim della Canapa” nel file omonimo di Iacopo Belbo, nel mio libro preferito. Ma l’amico di Marlow non è mai chiamato così e non si parla mai di canapa nel romanzo. Ho vissuto con l’illusione certa che il libro avesse l’odore delle palme e il calore della sabbia. Nulla di più sbagliato, visto che l’odore della storia è piuttosto il greve odore dei corpi ammassati sul Patna, l’odore fangoso del fiume di Patusan e l’odore pungente della polvere da sparo che si alza dalle pistola di Doramin dopo aver sacrificato Jim. Non c’è calore, c’è freddo, il freddo dell’oceano indiano nella notte del disonore di Jim, il freddo dell’acqua del fiume, il freddo della nebbia che rende possibile il tradimento di Cornelius. Ho letto il libro e capitolo dopo capitolo tutte le mie convinzioni su di esso sono state smontate dai molti narratori. Un nuovo libro mi è sorto tra le mani: credevo di leggere Salgari (ma chi legge più Salgari?) e mi sono dovuto ricredere. Non ci sono vincenti, non c’è Sandokan o il Corsaro Nero. Jim perde. Jim muore. Jim vuole essere così maledettamente romantico che fa finta di offrirsi come vittima sacrificale ma in realtà si fa uccidere perché ha paura della vita al punto di non avere nemmeno il coraggio di suicidarsi. È un libro con la L. Leggetelo. In inglese. E finitelo, anche se a volte avrete voglia di mollarlo perché Marlow/Conrad vi anticipano tutto per poi raccontarvelo più lentamente di quanto scorra il fiume.
Ma io non volevo parlare di Lord Jim, ma de “La Luna e i falò”. E sto mentendo di nuovo, perché l’ho cominciato oggi e ne ho lette solo tre pagine. Ho trovato questa frase (si parla di un posto in cui l’Io narrante ha vissuto):
“[…] mi faceva l’effetto di quelle stanze di città dove si affitta, si vive un giorno o degli anni, e poi quando si tralsoca restano gusci vuoti, disponibili, morti.”
Quanto è vero. L’ho notato entrambe le volte che ho svuotato la mia camera affittata a Providence e so che lo sentirò quando lascerò questa stanza a Göteborg. Erano gusci vuoti. Impermeabili: la mia vita non aveva potuto penetrare le pareti, queste non si erano curvate verso di me, non portavano i miei geroglifici invisibili a farne la mia piramide. Non le ho rimpiante queste stanze quando ne ho chiuso la porta per l’ultima volta. Qualcun altro le riempirà e le svuoterà, condannate come sono a non avere un proprietario ma solo tanti utilizzatori.
Per essere mia, una camera deve essere piena di libri. Lord Jim sarà tra questi, pronto ad essere riletto come faccio solo con i libri che mi sono piaciuti molto.
Posted from Gothenburg, Västra Götaland, Sweden.
Comments 3
vieniviailpiùprestopossibile!!!
Posted 26 Aug 2010 at 10:38 ¶io ho quasi ultimato il mio secondo trasloco in quasi tre anni di lux. niente a che fare con il primo. no bene. direi un trauma. spero di recuperare ma la vedo dura. potrei traslocare di nuovo e sarebbe memorabile.
Posted 27 Aug 2010 at 13:47 ¶Io rimpiango tutti i miei gusci vuoti, le conchiglie che hanno portato me sulle spalle e che ora altri hanno riempito al posto mio (e altri ancora riempiranno?). Ricordo cosa ho lasciato, di visibile ed invisibile, e ritrovo i segni che essi hanno lasciato sul mio corpo, nei miei sogni e nei flash che mi colgono impreparata quando, sveglia, vivo la giornata.
Posted 30 Aug 2010 at 21:20 ¶……e così mi ritrovo a chiamare Casa più posti, che, insieme, mi stanno aiutando a costruire un tetto sicuro ovunque mi ritrovi…finirò col vivere in un luogo fatto di tanti diversi muri e porte, costruzioni e mobili raccolti qua e là..
Post a Comment