Imparare e/o pensare

Nelle ultime due settimane ho studiato molto. Credo di aver letto circa una quarantina di lavori pubblicati a conferenze o su giornali, e quattro/cinque capitoli di quattro/cinque libri. Ho imparato molti concetti di statistica, di machine learning, di probabilita’, di database. Tutto questo è strettamente collegato alla mia ricerca, quindi sono stato molto contento di studiare questi lavori, e mi ha dato molta soddisfazione uscire da una giornata di lavoro con un briciolo di conoscenza in più (e ora non impelaghiamoci in un dibattito epistemologico). Allo stesso tempo tuttavia, questa attività ha assorbito tutte le mie risorse cerebrali: studiavo ma non pensavo. Imparavo ma non producevo nuove idee, per mancanza di tempo, non di voglia. Insomma, non mi riusciva di fare ricerca, stavo solo e semplicemente studiando. Credo che poche altre attività umane possano, dare tanta soddisfazione e tanta disperazione al tempo stesso, come fa lo studio. Soddisfazione perché si acquista una consapevolezza maggiore di ciò che ci interessa e ci attira, disperazione perché non è possibile versare il mare in una buchetta nella spiaggia. Ma non è questo il problema. Il problema è che non mi riusciva di pensare. Non riuscivo ad applicare quello che stavo studiando al problema che voglio risolvere (che comunque non è perfettamente definito). Perché? Quando tiravo di scherma e il mio maestro mi faceva lezione, avevo bisogno di un paio di giorni prima di ritrovare il ritmo negli assalti in pedana. Dopo la lezione tiravo peggio di prima. Era un momento di crisi, nel senso originale dell’etimo. Il mio maestro diceva che avevo bisogno di digerire la lezione. Che sia così anche per la ricerca, per la produzione di nuove idee?

P.S. Non mi piace affatto associare il verbo produrre o termini da esso derivate ad idee. Eredità dello studio della filosofia (idee come entità perfette monadiche, produzione come accidentale meccanicismo del mondo reale) ?

Comments 5

  1. Maddy wrote:

    I’m just swimming in the same shit….but shit happens, dosn’t it?! ;-P
    scusa il linguaggio così scurrile, ma qui ci stava, sia in quanto macheronica traduzione sia in quanto situazione che ti sembra essere asfissiante ed “affogante”.
    E tu, probabilmente molto similmente a me, avrai delle importanti consegne a breve termine dalle quali non riesci a tirarne fuori nemmeno un ragno, nonostante il grosso buco che tali consegne creano nella vita e nei pensieri (la mia importante scadenza è il 14 e pensa, proprio la settimana scorso è arrivato un tornado che sta tentando di rivoluzionare tutto!).
    Good luck mate, speriamo di uscirne bene e “produttivi”, nel senso: speriamo di aver generato gioia nella nostra vita ed in quella degli altri, e qualcosa che possa assomigliare ad una certa knowledge (in inglese mi piace molto come parola..) dotata di senso. Ciao!

    Posted 26 Apr 2010 at 18:12
  2. papi wrote:

    1) altroché; 2)boh

    Posted 26 Apr 2010 at 18:40
  3. mirko wrote:

    So ben cosa vuol dire digerire… :)
    Hola!

    Posted 26 Apr 2010 at 21:08
  4. Pacca wrote:

    E si che tu di digestione ne dovresti sapere più di chiunque altro (come inaridire una riflessione piena di spunti).

    Posted 27 Apr 2010 at 14:17
  5. Manu wrote:

    Ti capisco molto bene, mi trovo nella stessa situazione, e l’immagine della buca e del mare rende molto bene la situazione.
    Il fatto che tu abbia concisamente ed efficacemente analizzato quel senso di “smarrimento” sta ad indicare che forse, anche se ancora non lo vedi, stai per trovare il punto di svolta.
    L’innovazione è spesso frutto dell’osservazione casuale di una mente preparata,newton chissà quanto si era spaccato la testa, prima che una banalissima mela gli cadesse in testa e lo portasse a dare forma concreta alle sue teorie.Ora sei preparato,di sicuro arriverà la tua mela, ma questo in realtà lo sai,visto che molto socraticamente,ti sei fatto le domande giuste e hai estratto da te stesso le risposte opportune.

    Posted 30 Apr 2010 at 14:14

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