Oggi dovrei partire verso Padova. Ho il treno da Providence alle 2.56 e dovrei atterrare a Venezia alle 12.05 di domani. Dico “Ho il treno” ma “Dovrei tornare” perché non sono certo di decollare (si sta avvicinando una tempesta di neve da sud) e nemmeno certo di atterrare a VCE (adesso come adesso lo scalo è chiuso, spero lo riaprano per domani).
Ho anche scritto “verso Padova”. Forse avrei dovuto scrivere “verso casa“. Ma è davvero così? La negazione di Padova come mia casa potrebbe sembrare forte e non mi sento ancora in grado di sostenerla, ma consentitemi di avere dei dubbi. Cosa è casa? L’anno scorso ho scritto:“[...] sto viaggiando perché solo chi parte può trovare nuovi posti da cui tornare, a cui tornare.” In un altro post ho scritto pure:“[...] oltre l’oceano c’è sempre Casa, in qualsiasi direzione si guardi.” Oggi non so bene dove sia casa mia. O forse lo so ma sto cominciando a considerare Providence un’altra casa.
Forse è normale, forse è necessario che sia così, come era necessario che scrivessi quello che ho scritto l’anno scorso. Oggi, con la possibilità, e forse il dovere, di guardare la mia vita con un’orizzonte temporale futuro di quattro anni, mi sento attaccato alle mie quotidianità americane forse più di quanto possa esserlo alla mia vita in Italia. Quando torno a casa (ecco vedete, ho detto casa parlando di Padova, mentre prima non mi era riuscito di dirlo!) mi è difficile ritrovare il quotidiano, il tran tran da cui solitamente si cerca di fuggire e che io invece anelo quando sono lì (e dico lì perché non è (ancora) qui, ed è più vicino a voi lettori che a me). A causa di questa visione (o forse causa di questa visione, distinguere cause ed effetti nella propria vita non è facile) anche la mia vita qui a Brown è cambiata. Se l’anno scorso cercavo di vivere ogni giorno qui come se fosse l’ultimo, di assorbire il più possibili dalle esperienze anche quotidiane e normali, di sguazzare il più possibile nella salad bowl americana (vedi post linkati sopra), quest’anno vivo una vita fatta di ritmo blando e cadenzato. Sarà che il carico di lavoro è maggiore, sarà che, venendo pagato, sento il dovere di lavorare di più, sarà semplicemente che ho un obbiettivo e voglio realizzarlo, ma quest’anno non cerco di vedere un posto nuovo ogni weekend, di esplorare una parte diversa della città ogni mese, non pianifico gite, non organizzo cene, non vado a feste il venerdì, a giocare a calcetto il sabato, e a squash la domenica. Non lo faccio perché…perché…perché “c’è sempre tempo per farlo”. Non è questo forse uno dei sintomi più evidenti di essere a casa ? Spesso gli abitanti di una città sono i suoi peggiori conoscitori, della sua storia, della sua vita, degli eventi, e delle manifestazioni che in essa hanno luogo. Perché? Perché in fondo per loro c’è sempre tempo di vivere la propria città. Pur senza valutare questa osservazione, risulta chiaro che essa è appunto uno dei sintomi dell’essere a casa. Ce ne sono altri e me li sento addosso, ma non mi voglio dilungare.
Però…
Però essere a casa è diverso da sentirsi a casa. Ci si sente a casa quando intorno a te ci sono le persone che sogni nei sogni belli. Forse sono loro la casa.
Ci vediamo in Italia, e quando ci vedremo, mi sentirò a casa.
Comments 10
e noi ti aspettiamo A CASA!!!!
Posted 19 Dec 2009 at 8:25 pm ¶a presto! e se possibile buon viaggio!!
Posted 19 Dec 2009 at 8:29 pm ¶toccante, azzarderei un commovente! grazie per aver condiviso questi pensieri!
Posted 19 Dec 2009 at 9:50 pm ¶Hai proprio ragione: “c’è sempre tempo per farlo”, capita di pensarlo molte volte anche a me e non colgo l’attimo (mi sono perso le mostre su Galileo…).
Posted 20 Dec 2009 at 10:10 am ¶Spero di poterti salutare presto qui a CASA (so cosa intendi per CASA):-).
Ci vediamo bestia!
Posted 20 Dec 2009 at 11:42 am ¶Ma tu che parte sei dell’insalata americana?
Sì, davvero un bel post!
Posted 20 Dec 2009 at 11:46 am ¶In agenda: Ore 18. Confronto sul tema e thè.
Posted 20 Dec 2009 at 3:16 pm ¶La mia deformazione semiprofessionale aveva subito notato la prima frase, e tu che non usi le parole a caso,mai, non mi hai delusa.Non sempre la vera partenza e il vero ritorno coincidono con un luogo o un mezzo,anyway la vera casa è quella che ti attende sempre,in qualsiasi momento dovessi arrivare non sarà mai tardi, o presto, nè dovrai scusarti.Sarà il tuo posto,punto.
Posted 20 Dec 2009 at 4:20 pm ¶bravo bravo!
Posted 21 Dec 2009 at 10:11 am ¶Mi chiedevi perchè non ho risposto…
Posted 21 Dec 2009 at 11:00 pm ¶Vabbeh, non avevo ancora letto il blog e tanto ormai domani ci si vede e se ne può parlare!!
Comunque, giusto per farti un’idea:
vedi “05 luglio
Considerazioni sul verbo abitare e sulle nuove crisi identitarie di una stagista all’estero” al mio blog
E questa è la colonna sonoroa adatta:
http://www.youtube.com/watch?v=kgt91OWfcfw&feature=fvst
A tomorrow!! (che ne dici se ci troviamo un po’ prima per fare 4 chiacchiere e vedere un po’ delle tue foto?! Tipo alle 6?? Mi avevi promesso di vederci un giorno in orario da negozio…..).
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