Dall’angolo privilegiato di uno Starbucks, guardo la Quinta Strada. Non i grattacieli modernisti, decò o futuristi, non le vetrine barocche, novelli ambienti rocaille, ma il dinamismo collettivo, il moto browniano macroscopico di uomini, automobili, taxi, altri uomini, altri taxi.
Mr Starbuck, nel Moby Dick di Melville, è il coscienzioso quacchero primo ufficiale del Pequod. Egli osserva e cerca di opporsi alla follia di tutto l’equipaggio, che trae origine da Ahab. In questo momento mi sento similarmente spettatore di un’enorme danza dionisiaca laica e quindi inutile perché svuotata del suo significativo rituale. Ma non per questo mi sento in diritto di sottrarmi dal partecipare.
Il mio Grande Cappuccino™ è troppo caldo e guardo la strada nell’attesa di poterlo sorseggiare senza bruciarmi.
Se contassi le sagome gialle dei taxi che sgasano sull’asfalto dovrei concentrarmi sulle decine ed ignorare le unità: come api sciamano sul reticolo di Manhattan pronti a cogliere il segno di una mano alzata. Ho la strana idea che ci siano più nazionalità rappresentate tra gli autisti di New York che sui seggi delle Nazioni Unite.
Nel mio angolo di Starbuck, sulla Quinta Strada, siamo in quattro. Alla mia sinistra uno stock trader sudcoreano controlla le quotazioni di Google Inc. (NASDAQ:GOOG) su un portatile Compaq. Davanti a me un homeless siede sulla poltrona in similpelle con la stessa eleganza di un membro del Knickerbocker Club. Sorseggia lentamente l’unica bevanda calda che può permettersi, degustandola in profondità. È l’unico qui dentro ad avere due bicchieri davanti a sè: uno per il caffè e l’altro per le monete. Già dal mio posto, a poco più di un metro, il rame e il nichel di cents e dime si confondono in un color caffelatte che predice il loro destino. Finita la bevanda con un sorso più lungo degli altri, l’uomo senza nome e senza casa rovescia le monete da un bicchiere all’altro, con la ritualità minimalista dei gesti quotidiani. Ha le mani tatuate di lettere e di rughe.
Tra l’homeless e il trader, pala centrale di un trittico di umanità urbana, una donna di cinquant’anni legge un romanzo lasciando tracce di rossetto sul suo Latte™.
Il rumore delle ordinazioni alle mie spalle è più fastidioso della monodia del traffico, mantra del XX secolo, ma riesco ancora a concentrarmi sulla Strada, allo stesso tempo cardo della cadente civiltà occidentale e decumano della civiltà che verrà, qualsiasi sia l’aggettivo che le verrà appiccicato in seguito, con lo stesso valore di un adesivo su un cartello stradale.
A Jena, Hegel scrisse di aver visto in Napoleone lo Spirito del mondo. Io lo sto forse osservando ora questo Spirito, diffuso su tutti i partecipanti di questa scena corale, opera di un regista dall’estetica troppo ermetica per essere compresa da un singolo. Lo splendore e i lati oscuri dell’Weltseele scorrono su noi e si alternano, come il sole e l’ombra illuminano e nascondono i passanti nella scacchiera reticolata di Manhattan.
Lascio un dollaro a fianco del bicchiere del senzatetto, ed esco ad assaporare la fredda aria primaverile, sulla Quinta Strada di Manhattan.
Comments 5
Mocha Decaf Cappuccino, whipped cream on top per me. Grazie. Che tento la dieta primaverile per entrare nel tailleur (1/2 taglia + piccolo!) preso ovviamente al campionario di Pellizzari
…bello l’upper east side, ah? mi sa che stasera “You got mail” non me lo toglie nessuno…
Posted 19 Apr 2009 at 8:28 pm ¶E’ molto ok, ciao
Posted 19 Apr 2009 at 9:52 pm ¶Ecco da dove nasce l’idea di “Un deposito di CO2 sott’acqua il sogno verde di Manhattan”: http://www.nytimes.com/2009/04/18/business/energy-environment/18clean.html?_r=1&scp=1&sq=underwater%20storage%20CO2&st=cse
tutta colpa di quei taxi gialli.
…dai che alla chiusura ti rifarai della mancata grigliata
Posted 19 Apr 2009 at 11:36 pm ¶Notte notte!
Ciao, sabato posterĂ² un articolo citando una tua bellissima frase, spero ti faccia piacere, altrimenti la levo, a presto, The City
Posted 14 Jan 2010 at 12:21 am ¶@The City: ne saro’ onorato.
Posted 14 Jan 2010 at 1:15 am ¶Post a Comment