Ho scritto questo post in due, anzi tre, momenti differenti. L’ho iniziato sul treno per New York, modificato sul treno di ritorno e infine finalizzato qui a casa in Italia. È solo uno spunto, potete coglierlo o meno, potete rifletterci o meno, potete pure ignorare completamente il post (o almeno i paragrafi successivi a quello che state leggendo ora). Nota tecnica: da ora fino a quando tornerò negli States non ci saranno altri post in Italiano.
Ora che sono passati un paio di mesi dal mio arrivo a Providence, penso sia venuto il momento di riflettere un po’ sulla società che mi ha ospitato in questo periodo, o almeno sulla piccola parte di essa che ho potuto osservare e con la quale ho cercato di amalgamarmi in piena tradizione da salad bowl a stelle e strisce.
È troppo facile giudicare gli Stati Uniti e il mix di persone che vivono qui stando comodamente alloggiati in un quartiere residenziale e frequentando un’università da 40000 (quarantamila) dollari di tuition (tasse di base per poter studiarci) l’anno, per quanto anche questo sia un aspetto degli USA. Così come non si può farlo se si è stati solo a Manhattan. Bisogna montare su un autobus, possibilmente alle sei del sabato mattina, e farsi dondolare come in una culla insieme agli operai di colore, alle messicane che puliscono gli uffici, al reduce dell’Iraq che ora ripara automobili. Bisogna vederli addormentarsi sui sedili del bus numero 42 e poi scendere stancamente in mezzo alla nebbia che avvolge le loro membra e i loro posti di lavoro. Bisogna prendere lo stesso autobus in direzione inversa e montare con i figli di queste persone, diretti verso un pomeriggio in downtown. Bisogna sentire l’odore di una mensa popolare che monta sull’autobus insieme a quattro persone anziane e malandate. Bisogna guardare le macchie su una felpa troppo usata indossata da una ragazza di colore appena uscita dal turno al supermercato. Bisogna farsi un giro per il campus di un college di second’ordine, dove i ragazzi di cui sopra cercano di ottenere un double major per poter almeno tentare di essere ammessi in una grad school qualsiasi. Bisogna montare su un treno per New York, osservare che i passeggeri sono tutti ben vestiti e in ordine, e ricordarsi che il biglietto di sola andata costa 77 dollari, e non era nemmeno per l’Acela Express (tipo l’Eurostar). Gli “altri” viaggiano in autobus. Gli altri non viaggiano.
Ecco cosa ho capito degli USA in due mesi e mezzo. Contraddizioni. Eccessi. Abissi. Geografici. Sociali. Culturali. Meteorologici. Piove in Connecticut. Sono in mezzo al nulla: aceri spogli e prati di paglia gialla umida . Sto andando verso una delle città più inurbate del pianeta: vetrine baroccamente addobbate e grattacieli di cemento ed acciaio. Tra questi due posti ci sono 90 minuti di treno. Contraddizioni. Eccessi. Abissi.
Comments 5
Molto interessante. E mi sono preso la briga di scrivere nome e mail per dire questo, quindi merita.
Posted 18 Dec 2008 at 13:10 ¶Non sono stupito…gli USA che ci fanno vedere (solo quello che vogliono in quel momento farci vedere) sono come la pubblicità del MULINO BIANCO.
Posted 18 Dec 2008 at 14:52 ¶E che dire? Se non che esiste quell’entità chiamato premier che vorrebbe far diventare l’Italia come gli USA!?!?!? Mi piacerebbe sapere se hai notato dei cambiamenti dovuti a questa “recessione”…nel frattempo BENTORNATO!
lo so. Per te dunque, prendi il meglio di qui e il meglio di li…fai un bel mix e torna in Italia per renderla migliore …(non vorrai mica trasferirti li per sempre spero!!!!)
Posted 18 Dec 2008 at 15:00 ¶Besos
A me sembra tutto molto simile all’Italia. Mancano le tasse universitarie da decine di migliaia di dollari, ma tanto il nuovo governo c’ha già pensato: evvai di università trasformata in fondazione!
Posted 18 Dec 2008 at 15:51 ¶Per il resto quello che mi descrivi è l’italia che vedo ogni giorno, con l’operaio che si spacca la schiena per 800€ e che quando la ditta gli chiude e lui ha 50 anni è nella merda fino al collo, e allo stesso tempo il figlio di papà che, a bordo del suo scintillante SUV di 10 metri, si lamenta di non riuscire a trovare parcheggio davanti al Duomo. La differenza tra noi e gli americani è che loro sono dei veterani in materia, noi invece siamo ancora newbie. Io in ogni caso preferirei 100 volte emigrare negli USA che rimanere qua. Almeno lì ci vedo un briciolo di speranza. Mentre qua, dove a farla da padrone sono o i figli di papà di cui sopra o i contadini arricchiti, si farà molta poca strada.
Bentornato in Italia comunque
Beh visto che il post e i commenti sono in Italiano mi adatto all’idioma e scrivo: L’america è così, l’Italia è così, la Russia è così, il Medio Oriente è così, la Cina (anche se non ci sono stato) mi pare sia così. Ho la vaga impressione che tutto il mondo sia così a prescindere dal colore politico di chi governa e dalla fede religiosa degli abitanti. La verità è che secondo il mio modestissimo parere questo è il sistema su cui si regge il nostro mondo, quindi non si può pretendere di rompere questo equilibrio, forse l’unica cosa buona potrebbe essere semplicemente dissociarsi da esso e fare della semplicità la propria filosofia di vita, essendo contenti di essere quelli che “non riescono” secondo i canoni della società. Chi ha detto che Berlusconi è più felice del mio meccanico?!?!
Posted 19 Dec 2008 at 18:07 ¶Post a Comment