Sulla porta del mio ufficio nel dipartimento di Computer Science di Brown University è attaccato un cartello. Dice
Please adopt an Italian student.
Our government does not let us study.
La scritta è presa da una foto vista su flickr: una studentessa partecipava ad una manifestazione tenendo ben in alto un foglio A3 bianco con la suddetta scritta in pennarello nero.
Il 2 Dicembre ricorreva il ventesimo anniversario della pubblicazione di un articolo di E. W. Dijkstra, uno dei fondatori della computer science moderna (sì, esiste una computer science “moderna” e una computer science “classica”. Ricorderei che la computer science ha ormai 70 anni. Non vedo perché continuare a considerarla una materia nuova). Nel 1972 Dijkstra ha ricevuto il Turing Award, il Nobel della Computer Science, e non uso la parola Nobel solo per impressionarvi. L’articolo in questione si intitola:“The Cruelty of Really Teaching Computer Science”. Scritto nel bellissimo stile calligrafico dell’autore (uno scienziato che scrive in stampatello senza usare LaTeX!), questo lavoro contiene diverse osservazioni molto interessanti per chiunque sia interessato a capire che tipo di disciplina sia la Computer Science. Non è di questo che voglio parlarvi. In caso siate interessati a tali temi, leggete l’articolo, oppure la breve (e incompleta) voce della wikipedia inglese a riguardo. C’è un interessante spunto in questo articolo del 1988 (pag. 20-21 o 19-20 se contate, come Dijkstra, a partire da 0): il ruolo delle università nella società e in che modo sono viste le università dalla società e dai governi.
Dice bene l’autore (traduzione mia):
Il problema con le politiche di istruzione superiore è che difficilmente sono influenzate da considerazioni scientifiche derivate dalle materie insegnate, e quasi interamente determinate da circostanze che non riguardano la scienza quali le aspettative combinate degli studenti, dei loro genitori e dei futuri datori di lavoro, e la visione prevalente del ruolo dell’università: qual è l’obbiettivo dell’insegnamento? La formazione per un impiego in una posizione “entry-level” secondo il mercato e le necessità del mondo del lavoro di oggi o lo sviluppo nei laureati di un bagaglio intellettuale e di una serie di attitudini che gli dureranno per altri 50 anni? [...] Ancora, i laureati che escono dalle università rappresentano una leadership intellettuale o sono semplicemente delle donne e degli uomini con la formazione che la società richiede? La tradizionale retorica accademica è perfettamente disponibile a fornire risposte rassicuranti a queste domande, ma io non gli credo. Per illustrare meglio i miei dubbi: in un recente articolo sul tema “Chi governa il Canada?”, David H. Flaherty afferma in tutta franchezza:”Inoltre, l’elite industriale tiene in bassa considerazione i tradizionali corpi accademici e gli intellettuali in quanto prevalentemente irrilevanti e senza alcun potere.
Il nostro governo attuale è fondamentalmente un’elite industriale, o quanto meno fa gli interessi delle elite industriali. In realtà molti governi fanno lo stesso, senza che il loro indirizzo politico influenzi in alcun modo il risultato. A proposito di “indirizzo politico”: pare che dire “ideologia” sia un’eresia in quest’epoca post-dittature fasciste, post-comunista, perfino post-capitalista, e in ogni caso non mi pare che i partiti abbiano più ideologie. Al più hanno interessi. Personali, non del “popolo elettore”. Una naturale conseguenza di quanto detto è il fatto che questo governo stia ancora più portando l’università ad essere un diplomificio di formazione al precariato secondo le esigenze del mercato del lavoro di oggi e non un ente di educazione superiore . Vi prego di notare la differenza etimologica della parole educazione (ex-duco: porto, tiro fuori (qualcosa che è gia dentro: talento, intelligenza, capacità)) e formazione (formo: plasmo secondo un modello (esterno, non tagliato sull’oggetto che subisce l’azione)). Non mi sento tuttavia di addossare la colpa solo al Governo, nemmeno in concorso con la (dispersa) opposizione (e quindi magari modificherò il cartello sulla porta del mio ufficio). È una (cospicua?) parte della società che punta a questo, che non necessita e probabilmente non vuole delle persone che sappiano ragionare. Vuole delle persone che sappiano fare senza ragionare. Degli agenti non pensanti da utilizzare quali ingranaggi o quali grappoli d’uva da cui spremere lo stipendio che lei stessa gli ha pagato. Vuole togliere ogni possibilità di riscatto sociale e culturale perché ha paura di accorgersi di essere cafona ed ignorante. È stanca di pagare per i corsi di formazione: che se li paghino gli studenti stessi, andando all’università al diplomificio.
La dipendenza dell’università dal governo, dei governanti dai partiti, dei partiti dagli industriali, comporta la deformazione del ruolo degli atenei ad opera del tornio e della fresa dell’industria, fino a divenire un ulteriore strumento per l’accumulazione di capitale e il mantenimento dello status quo.
Non ho una soluzione, mi dispiace, ho solo dei desideri. Mi piacerebbe vedere un’imprenditoria che crede nella ricerca e nell’università come luogo principe della ricerca. Mi piacerebbe vedere un governo che investe nella ricerca e agevola le imprese che investono nella ricerca all’interno dell’università senza dover passare per la privatizzazione delle università stesse (e nemmeno la loro fondazion-izzazione). Mi piacerebbe vedere un’università meritocratica e selettiva, altamente selettiva. Mi piacerebbe vedere spazzato via il pregiudizio che ti bolla a priori come raccomandato se sei parente di un professore (no, non credo e spero di esserne mai stato vittima. Neppure credo e spero di essere in alcun modo raccomandato per il cognome che mi onoro di portare). Mi piacerebbe vedere spazzati via i raccomandati per parentela, appartenenza politica o amicizia. Mi piacerebbe percepire gli studenti interessati, attivi, “hungry and foolish”, non solo quando si tratta di protestare.
Mi piacerebbe vedere i miei desideri realizzati. E questo è un altro desiderio, e abbiamo formato un anello. Dijkstra sarebbe stato interessato alle proprietà di questo anello. Chissà magari avrebbe trovato e provato un algoritmo Wishes-Satisfing-Shortest-Path (riferimento ad un lavoro fondamentale dello scienziato).
Comments 6
D’accordissimo su tutto. Qalcosa si sta facendo comunque per vincolare le imprese a fare ricerca con le università, ma il problema più grosso sono i tempi di realizzazione dei progetti comuni. Si deve lavorare molto sul riconoscimento dei diversi momenti di ricerca:al mondo accademico deve essere riconosciuta e sponsorizzata la ricerca di base. il discorso è lungo el’ora incombe.
Posted 04 Dec 2008 at 9:05 am ¶Salutoni!
Eh…quanto ci sarebbe da dire!
Posted 04 Dec 2008 at 10:06 am ¶Il lavoro da fare è lungo per ‘Istruzione in generale, a partire dalle scuole superiori, dove i pregiudizi e le etichette non mancano di certo.
Se passiamo poi alla ricerca e formazione…pensa che all’Aquila sta chiudendo la scuola ROMOLO REISS Scuola Superiore di formazione per i dirigenti e i quadri delle società del Gruppo Telecom e delle altre Società di Telecomunicazioni…non si vogliono più dirigenti e manager che sappiano fare il loro mestiere. Hai ragione quando dici “probabilmente non vuole delle persone che sappiano ragionare”…MAgari ne parliamo quando rientri per Natale…
Sarò pessimista ma ritorneremo ai “servi della gleba”.
Che bell’intervento, scritto con molta intelligenza. Mi ha molto colpita la distinzione che hai fatto tra educazione e formazione, il latino ci soccorre sempre nei momenti più inaspettati. E comunque concordo sull’università meritocratica e selettiva. Ormai all’università vanno tutti, mi sembra che ci sia la percezione sbagliata che sia una sorta di dovere…
Posted 04 Dec 2008 at 3:57 pm ¶Ex-duco…Formo…Wishes-Satisfing-Shortest-Path…
Certo che ti piace fare il cagone, eh
?
Anyway, sprazzi di sboronaggine a parte, approvo in toto (dal latino “in toto”)!
May the humbleness be with you. (brr come suona vomitevolmente cristiana questa frase…)
Posted 04 Dec 2008 at 4:11 pm ¶Wow, sto leggendo ora l’articolo di Dijkstra…mi affascina particolarmente la “f”…che uomo!
Posted 04 Dec 2008 at 4:14 pm ¶Sperando che siano selezionate oltre che le doti innate e le potenzialità, anche l’interesse e la passione per la conoscenza.Personalmente penso che un accesso con test di sbarramento non sarebbe davvero equo.Mi spiego ,nel mio corso ci sono persone che sono arrivate senza sapere il greco,si sono applicate e in un anno sono riuscite a raggiungere ottimi risultati,credo che sarebbe stata una perdita non concedere loro la possibilità di mettersi alla prova.Per vari motivi non tutti hanno l’oppotunità di avere una solida educazione preuniversitaria – mi considero davvero fortunata-,ma molti hanno curiosità, voglia e coscienza dei loro limiti, queste persone meritano la possibilità di mettere alla prova le loro potezialità,magari con una scadenza.
Posted 15 Dec 2008 at 11:01 am ¶Post a Comment