Minima Nocturna (o Il soave duello a tre della lettura)

I segmenti digitali della mia sveglia verde compongono le 01:22. Lo schermo digitale del mio iPod verde indica il secondo 53 di Pierino e il Lupo di Sergej Prokof’ev, voce narrante di Dario Fo. Il libro cartaceo che ho in mano, o almeno avevo fino a pochi secondi fa, non è digitale e non è nemmeno verde. Sulla prima di copertina c’è scritto

Hermann Hesse
~~~
SIDDHARTA

e poco più sotto

romanzo

Ho sempre avuto un rapporto difficile con i premi Nobel per la letteratura. Elisa mi ha regalato “Il mestiere di vivere” di Montale almeno quattro anni fa, ma sono riuscito a leggere solo le prime pagine. Non ho mai trovato il coraggio di affrontare Hemingway e “Di là dal fiume e tra gli alberi” è sempre rimasto sullo scaffale dei libri “impegnati” a Padova, lanciandomi strali di disapprovazione quando estraevo i suoi vicini più prossimi,“Il pendolo di Foucault” e “Se una notte d’inverno un viaggiatore” per rileggerli per l’ennesima volta. Salvo Pirandello e lo scolastico Carducci, degli italiani laureati non ho letto praticamente niente (shame on me, come da post precedente:”Authors“). Solženicyn l’ho letto (Padiglione Cancro e Un giorno nella vita di Ivan Denisovich) d’un fiato in una delle mie notti insonni a cadenza bimestrale.

H.H., come lo indica Pratt nel bellissimo “Le Elvetiche”, lo avevo affrontato in precedenza, tentando l’impervio “Narciso e Boccadoro”, ormai perennemente relegato tra i “Never finished books” della mia Books Wishlist. L’ho abbandonato a metà scalata lettura.

Non ho ancora capito di chi è la colpa se non si riesce a completare la (prima) lettura di un libro. Innanzi tutto è necessario chiarificare i ruoli delle tre parti in gioco, i partecipanti del complesso triangolo amoroso Autore-Libro-Lettore. Ogni azione, ci insegnano la grammatica e l’esperienza, deve avere un soggetto agente e un oggetto su cui si agisce. Prendiamo il binomio Lettore-Libro. Il rapporto chiaramente erotico tra essi è tanto intricato da non potersi determinare quale dei due possa fregiarsi del titolo di soggetto. Il Libro come soggetto agente sul Lettore, sul suo animo oggetto della violenza o della carezza delle parole. Il Libro come soggetto che porta l’oggetto Autore alla presenza del soggetto Lettore che esprime il suo giudizio. L’Autore come soggetto che scrive il Libro che a sua volta è soggetto nel liberare l’Autore del peso della creazione. Ecco, mi ero riproposto di parlare di Lettore-Libro ma non sono riuscito a tenere l’Autore fuori dal gioco, tanto le tre parti si cercano e si intrecciano come un’eterna ghirlanda brillante.

Ma chi ha fatto fallire il gioco quando esso non termina col coito intellettuale della chiusura della quarta di copertina? Come invocare un colpevole se il gioco si sostiene solo con il perfetto equilibrio del flusso sentimental-razionale tra le tre parti? Non mi sento di dare la colpa al Libro, rispettabile di per se stesso, veicolo di idee, provocatore di sentimento, troppo spesso immolato sulla pira purificatrice innalzata da fanatici frettolosi. Può forse essere punibile il Lettore? Ignaro o meno del contenuto del Libro si pone liberamente davanti ad esso come il torero e agita la muleta della mente a sfidare il libro a provocargli ferite nella mente e nel cuore. Se pur provocatore, è con animo candido ma pronto alla pugna come un Paladino di Francia che si impegna nella dolcissima tenzone, sia la sua Angelica la Ragione, sia essa la Passione. In ultimo, signori della corte, come esimerci dal mandare assolto l’Autore, perché il fatto non sussiste? Con sofferenza o con gioia, come fabbro alla fucina forgia le pagine del Libro, come novello Cellini cesella con arte le frasi. Solerte lavoratore, impulsivo aratore dei campi bianchi o paziente distillatore di parole , non può essere additato quale colpevole per aver esercitato la sua libertà e la sua umanità di cuore e cervello.
Assoluzione piena per tutti e tre gli imputati, questo chiedo.

I segmenti digitali della mia sveglia verde compongono le 02:26. Lo schermo digitale del mio iPod verde indica il minuto 3:30 di “Half Hearted” di Noelie McDonnel.. Chiudo questa pagina digitale di diario personale e lo ripongo sull’immenso comodino del web. Sperando di addormentarmi.

Ah. Siddharta l’ho finito.

Comments 8

  1. Fontzy wrote:

    Tanta stima a te solo per la citazione di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, che resterà per sempre il mio libro preferito. Dopo tutto, Calvino può essere l’unico ad essere apprezzato da un amante del weird e del calembour come il sottoscritto.
    Per il resto, mi riservo di rileggere con calma la tua eterna ghirlanda brillante di minchionate e di darne un giudizio un po’ più profondo.

    Posted 21 Oct 2008 at 9:58 am
  2. papi wrote:

    C’è io-me. Punto.

    Posted 21 Oct 2008 at 1:52 pm
  3. Monte wrote:

    Ave, Rionda poeta.

    Posted 21 Oct 2008 at 8:02 pm
  4. LuxElle wrote:

    Com’è che una volta, in inglese ti limitavi a 10 righe in media e ora mi tocca(toccherebbe - ma non lo fo) prendere il dizionario in mano per starti dietro? Gli americano stanno facendo esperimenti su di te? Erudito.

    Posted 21 Oct 2008 at 9:24 pm
  5. Clara wrote:

    Rimango spesso incantata quando leggo i tuoi post :)
    Comunque anch’io mi sono chiesta molte volte perchè certi libri siano difficili da affrontare tanto da non riuscire a finirli. Mi sono dovuta spesso fare violenza costringendomi ad arrivare all’ultima pagina pur di non cedere a questa strana maledizione. Mi dà molto fastidio non concludere la lettura, perchè significa che ho fallito nella scelta del libro, che di solito è molto ponderata. E se me lo regalano, beh, dipende dall’autorevolezza del donatore (vedi “La montagna incantata”, regalatami dalla mia prof di Lettere, conclusa dopo 5 mesi di agonia, ma alla fine ne è valsa la pena). Comunque concordo sull’assoluzione delle tre parti in causa, dopotutto si tratta di una cosa troppo soggettiva, di un sottile meccanismo che si instaura tra la sensibilità del lettore e il supporto cartaceo della sensibilità dell’autore, il libro appunto.
    Perbacco quanto ho scritto.

    Posted 21 Oct 2008 at 10:14 pm
  6. Gransoporo wrote:

    tu ti sei fumato il cervello. Devi andare a fighe matte! :-)
    ti voglio bene.
    Gio

    Posted 22 Oct 2008 at 12:36 am
  7. Aygor wrote:

    io amo i libri.
    tuttavia punterei il dito contro i traduttori se qualcosa va storto.
    have fun!

    Posted 22 Oct 2008 at 4:56 pm
  8. Manu wrote:

    Avevo subito pensato che clara potesse scrivere qualche parola di conforto, o illuminante per tutti noi, grazie alla sua etica della lettura.oggettivamente intorno ai premi nobel - salvo gli stranoti,perchè italiani o perchè ampiamente divulgati- c’è ignoranza, nel senso che è difficile che tutti sappiano dell’autore islandese x, o di quello turco e quello giapponese.Inoltre i loro tomi o tomini ( buoni i tomini) sono i primi a soffrire di quella sindrome, per la quale si millantano letture erudite mai andate al di là della copertina.I mezzi di comunicazione riferiscono nome del premiato, nazionalità e le motivazioni del premio, che suonano tutte identiche tra loro, ma non parlano delle opere vincitrici.Potrebbero farlo, infondo una poesia potrebbero leggerla ad un tg, o scriverla su un quotidiano, mentre di un romanzo si può riferire almeno la trama.Nei confronti di alcune opere e di alcuni autori esiste una specie di rarefazione dei contorni del loro dato concreto, la parola. Il testo di per sè è una possibilità, un’occasione. stabilire che che tipo di occasione sia sta al lettore a seconda del suo gusto, per l’autore di sicuro è stato l’occasione di esprimere qualcosa.Ecco questo è quello che ho meditato da quando ho letto il tuo post- ieri-.Se le cose tra lettore e libro non vanno,era destino che fosse così.tutto con la stessa serenità con la quale ci si rende conto che un primo appuntamento, sarà pure l’unico.ci si saluta, e il lettore troverà il suo libro-gemello e così via.L’autore è a posto, perchè è il primo lettore di se stesso , ha già ottenuto il suo scopo, al di là di un terzo lettore.

    Posted 23 Oct 2008 at 1:58 am

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  1. From Eco e me | Matteo's Wasps' Nest on 28 Oct 2008 at 3:15 pm

    [...] per dire che Umberto Eco mi capisce (vedi Minima Nocturna (o Il soave duello a tre della lettura)), forse (sì, me la sto [...]

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