Il gretto razionalismo della scuola italiana e l’arido timore verso il sentimento ci hanno insegnato a non esaltarci troppo e ad assumere comunque un atteggiamento critico quando ci sentiamo emotivamente coinvolti dalle parole di qualcuno. Per aggravare l’assurdo, nel contempo ci insegnano a lasciarci trasportare dai versi di una poesia, da una descrizione in un libro, come se tali parole non fossero gorgheggi di un autore, ma prodotto naturale degno di lode in quanto tale come una genziana blu che buca la neve.
Se vi siete emozionati al pensiero della genziana che buca la neve, vedete che il ragionamento di cui sopra fila. Purtroppo vi comunico che le genziane fioriscono in primavera-estate sui prati alpini assolati, quindi non bucano la neve. Vi siete emozionati per una cosa falsa. Se questo preambolo non è servito a mettervi il dubbio riguardo alle emozioni che proviamo, almeno leggendolo avete imparato che le genziane non fioriscono in inverno.
La vera ragione per cui ho voluto parlare delle emozioni e di come siamo abituati a controllare le emozioni quando ascoltiamo qualcuno (e incredibilmente non quando leggiamo) è però un’altra. Ieri infatti ero tra il pubblico che ha ascoltato John Maeda, e mi sono molto emozionato. Credo sia normale emozionarsi quando si sente parlare “una delle 21 persone più importanti per il 21esimo secolo”, ma la mia educazione (meglio “formazione” in questo caso, e se non capite perché pensate alle etimologie e ai significati delle parole) si è scontrata con la mia sensibilità emotiva (fragilità?) e da questo processo di fissione è scaturito il dubbio, che è la cosa che più ci rende umani dopo la risata (Beccati questa, Jorge da Burgos!)
Non era un dubbio nuovo per me, e per questo lo trovo ancora più coinvolgente: come assetati alla fonte, accorriamo per ascoltare le parole incantatrici di uomini e donne che consideriamo brillanti, ma nulla ci dice che essi non si stiano prendendo gioco di noi, ne’ potremmo mai accorgercene, sia questo per la sete che ci accieca o per il loro essere più brillanti di quanto pensiamo.
Detto in altre parole, volutamente contraddittorie e ambigue:”Mi emoziono a ragione?”.
Per quanto riguarda l’evento di ieri, credo di aver provato i giusti sentimenti: Maeda, che è presidente del RISD, l’altra istituzione accademica di Providence, ha parlato della inumanità della tecnologia, e della necessità di riportare la tecnologia ad un livello umano anche nell’aspetto di essere umani e smettere di desiderare sempre più tecnologia. Detto da un laureato (al MIT) in software engineering, in design e con un MBA in tasca e un esposizione permanente al MoMA, non suona come la solita boutade controculturale.
E’ facile immaginare che se ci fosse una crisi globale vera, che non riguardasse solo l’economia (il fatto che il mondo stia male perché l’economia va male è un cortocircuito del sistema che andrebbe risolto), tutta la bolla di sapone tecnologico (il sapone, e pure la bolla) in cui viviamo si dissolverebbe, e con lei la presunta correttezza di come ci poniamo nei confronti del mondo. Per dirne una, il mio lavoro per la tesi non avrebbe più un senso, perché il problema che affronto non sarebbe più un problema in un mondo con problemi ben più gravi. Ok, sarò meno egoista e più apocalittico: che senso avrebbe la computer science? e la finanza? e la pubblicità? Non avrebbe più senso nemmeno la filosofia, perché si filosofeggia solo con la pancia piena (Aristotele, Metafisica, parafrasato).
Rimettendo al centro la computer science comunque (perché poi???), sono stato molto contento di sentire parole come quelle di Maeda dette all’interno di un evento organizzato dal dipartimento di informatica. Credo non ci siano abbastanza computer scientists (e per favore, non dite informatici, che è terribile e sa di smanettone sin dall’altra parte dell’oceano) che si pongano questi problemi. Ecco perché ancora battiamo sui tasti come un tipografo d’inizio secolo sulla Linotype. Ecco perché le batterie dei nostri laptop non durano due giorni e non si ricaricano ad energia solare o dall’energia recuperata dalla pressione dei tasti. Ecco perché ancora non muoviamo le finestre con le dita e dobbiamo usare delle stupide appendici giacenti su un piano non parallelo allo spazio di lavoro. Ecco perché quando faccio questi pensieri provo insieme esaltazione, dubbio, rabbia e sconforto.
Nota: vi incoraggio a lasciare commenti su questo post, se vi ha suscitato qualche pensiero (e non mi sono spinto fino a dire “emozione”
)
Comments 14
Mm, questo mr. Maeda mi ricorda tanto l’autore di “the design of everyday things”, un libro molto carino che ti consiglio di leggere. L’idea è sempre quella, make it simple et similia.
Devo dire che, sinceramente, non mi sono emozionato più di tanto. Le genziane impossibili non mi emozionano (quelle vere un po’ di più, ma VEDERLE mi emoziona, non LEGGERNE), ma nemmeno leggere poesie. Le poesie le trovo molto irritanti: penso che per il 70% si tratti solo di parole buttate là a caso. Penso che siamo abituati a considerarle belle solo perchè ci insegnano che “è così”.
Penso che la gran parte delle emozioni che proviamo non sia sincera, ma sia dovuta alla nostra tradizione/cultura/formazione.
Qualche altro esempio: penso che la morte di una persona che non conosco (o anche che conosco molto poco), non debba per forza coinvolgermi emotivamente; allo stesso modo la nascita di un bambino. Tuttavia questo comportamento verrebbe sicuramente etichettato come “mostruoso”.
Ma io mi domando: perchè? Io penso che ci sia molta ipocrisia nel modo di vivere le emozioni. Ci “emozioniamo” leggendo un pezzo di leopardi perchè “ci hanno insegnato che era un genio” (e anche un po pippaiolo, ma questo non ci interessa). Ci emozioniamo quando l’amico di un nostro amico di un nostro amico ci comunica che gli è nato un figlio, perchè è buon costume farlo. Ma, sostanzialmente: chi cazzu se ne frega? Sarà contento lui, ma a me perchè dovrebbe tangere questo fatto?
Concludendo, penso che questo modo “finto” di vivere le emozioni vada a discapito delle emozioni stesse, con il risultato che non siamo più in grado di provare emozioni “vere”.
PS: ci sarebbe anche da dibattere sulla natura delle emozioni “vere”, ovvero, sono innate e universali oppure no? Io penso proprio di no. Sennò come te lo spieghi che qualcuno non potrebbe vivere senza la frenesia caotica delle città, mentre il mio ideale di vita si colloca in un piccolo cottage sulle coste dello yorkshire?
Bah…sento un calo di zuccheri. Forse era meglio fare colazione, prima di mettersi a scrivere
Posted 18 Oct 2008 at 10:02 am ¶Molto bella questa riflessione Rionda! Spesso associo all’emozione, quella cosa a cui mi lascio andare ad esempio ascoltando la musica che in quel momento mi entra in testa. E in quel momento non fa differenza il fatto di essere jazz o prog, oppure techno o la ultima hit sentita alla radio. In quel momento mi lascio alle spalle tutto.
Come vedere i ghiacciai dal lago di Zurigo, come vedere gli alberi che scorrono dal treno in autunno: in treno non ho bisogno di MP3 per riempire il tempo e la mia mente.
Alle volte vorrei che anche altre cose/persone/luoghi/circostanze mi travolgessero così. Penso che come ci si alleni alla ragione, così ci si deve allenare all’emozione. Non saprei dirti come però.
Per il discorso ComputerScience:
Posted 18 Oct 2008 at 10:18 am ¶non preoccuparti che al solare e ale altre invenzioni solari ci pensano gli automatici, pronti a fregarvi il lavoro! Ovviamente scherzo. Ma anch’io penso: e se crollasse tutto? a chi interessa che so fare robottini?
Condivido pienamente, e comunque ne dubito.
Posted 18 Oct 2008 at 12:50 pm ¶Ecco, pensa a come si potrebbe sentire uno che di lavoro inventa fuffa, e avrai un’idea sommaria di come mi alzo io alla mattina
Posted 18 Oct 2008 at 12:54 pm ¶Eppure il lavoro mio, appunto, è tentare di suscitare emozioni. Vere? Finte? False? Reali? Guarda, ancora non lo so. Si tratta di prodotti che io non costruisco materialmente: non è roba mia, io sono solo un piiiccolo ingranaggetto nel sistema. Il mio modo di utilizzare il linguaggio è solo una percentuale (a mio modo di vedere non così piccola, comunque) nella grande torta che rappresenta il prodotto che il consumatore sceglierà (oppure no) di comprare. Da parte mia, posso assicurarti che un buon 90% delle mie parole sono un puro esercizio di stile, una sorta di sudoku in cui ogni lettera deve entrare in sintonia con le altre in modo che il messaggio corrisponda in ogni virgola al prodotto. Il restante 10% è il REALE valore del prodotto.
Ecco, io sarò felice quando ci saranno prodotti che mi permetteranno di utilizzare solo il 50% di stile, e per il resto saranno in grado di camminare da soli, magari dimostrandosi davvero in grado di essere utili a questo mondo.
Per ora, non ho ancora trovato prodotti del genere. E mi sa che è pura utopia, la mia. Forse il mondo della comunicazione serve solo per quelle cose che hanno bisogno di essere comunicate, chissà. Ma esiste davvero qualcosa in grado di reggersi in piedi senza l’utilizzo della comunicazione? Qualcosa in grado di emozionare DAVVERO?
Mah…
Scrivo per affermare la mia quasi totale contrarietà sulle cose scritte da blextar. Come si può dire che le poesie sono “molto irritanti” e “parole buttate là a caso” e che ci emozionano solo perchè ci insegano che sono belle? Blextar ha mai letto e capito una poesia? Dante scriveva parole buttate là? L’ultimo canto del Paradiso, così ben “gettato” tra la gente dal genio di Benigni, è commuovente. Strappa dagli angoli più dimenticati e nascosti della nostra “anima” delle emozioni strane, indecifrabili quasi, perchè non si capisce da dove provengano. E solo per citare il nostro più celebre poeta, “Il Poeta”, ma sono centinaia, migliaia i grandi artisti, filosofi e chi più ne ha più ne metta. Occorre ovviamente (capire innanzitutto) ed essere capaci di provare delle emozioni. E il povero Leopardi che personalmente non amo in modo particolare per la sua visione delle cose e del mondo..come si può dire che non vale niente e non emoziona? Se uno non si ferma alla lettura dei versi ma ha una certa profondità si emozionerà sicuramente nel rivivere nella sua mente le stesse sensazioni dell’autore che le descrive come noi non saremmo capaci di fare. Poi chi eticherebbe come “mostruoso” il fatto che non si provino chissà quali emozioni alla notizia della morte di qualcuno che non si conosce o si conosce pochissimo? Direi che sarebbe “mostruoso” il contrario. Dispiace è chiaro. Poi effettivamente certi tipi di disgrazie o alcuni episodi suscitano comunque un certo tipo di emozioni. Comunque molto scarse rispetto alle vere emozioni (quelle di cui parla bene Battisti nella sua canzone, quelle forti). Ma nessuno si scandalizza se non piangiamo perchè il cugino del vicino di casa sta male. Dell’ipocrisia c’è evidentemente ma non sarei così drastico. Ci tengo a specificare che non sono studioso di lettere o simili e quindi non sto difendendo il mio partito, pratica tanto di moda oggi. Bensì sono verso la fine del mio percorso in economia e più precisamente finanza e quindi sono dentro fino al collo ad un mondo totalmente diverso da quello artistico. Eppure le emozioni non le trovo nei derivati, nelle opzioni esotiche, nelle martingale, negli stocastici, inutili per l’economia che tanto non può essere prevista con la matematica se non in modo marginalissimo e con strumenti molto più semplici che quelli utilizzati dalla fallimentarissima “ingegneria finanziaria”, come si è peraltro ormai e forse un po’ tardino (speriamo di no) capito. Le emozioni le scopro in uno scritto in versi, misero e vecchio che si chiama “cantico delle creature”, che non mi hanno insegnato fosse proprio tanto bello a dire il vero ma che dovrebbe essere interessante solo perchè è la prima testimonianza di una qualche lingua italiana. Tra trecento anni nessuno ricorderà le emozioni dello sfigato di trader che ha gettato nel WC 3 milioni di dollari ma (se ci sarà ancora qualcuno che capirà a questo punto) si proveranno delle emozioni nel leggere del coraggio di Socrate.
Posted 18 Oct 2008 at 1:53 pm ¶Ora intervengo nuovamente per l’ultima volta per commentare i tuoi ragionamenti caro Impe, Rionda, Matteo. Sono d’accordo con te quando dici che si possono provare delle emozioni ascoltando qualcuno, senza diffidenza alcuna. Io stesso provo delle emozioni ascoltando certi personaggi. Occorre solo fare attenzione, è evidente, e non considererei questo gretto razionalismo, a che emozioni sono e quella di assumere un atteggiamento critico non la trovo una cosa così sbagliata. Ascoltare Adolf Hitler parlare con quel terribile “fascino”, con quella dialettica, con quel trasporto, di fronte ad un’adunata infinta deve essere stata un’emozione incredibile. Purtroppo in pochi assunsero quell’atteggiamento critico di cui parliamo e scambiarono le emozioni che riusciva a far nascere in loro il Fuhrer con verità. I risultati furono disastrosi.
Posted 18 Oct 2008 at 2:06 pm ¶E invece quella di prima non era l’ultima volta che intervenivo, chiedo venia. Comunque le cose dette da John Maeda mi sembrano molto intelligenti e capisco perchè puoi esserti emozionato. Deve essere geniale, amo quel genere di scienziati critici con la scienza. Dimostrano di essere un gradino sopra a quelli che restano dei semplici scienziati. Non so se mi spiego, forse no. Ciao a tutti.
Posted 18 Oct 2008 at 2:12 pm ¶Toffa: penso che blextar sia sufficientemente preparato e adulto da sapere e saper sostenere quello che sta dicendo. Tra l’altro lo conosco a sufficienza per capire cosa intende dire, e trovo che ha proprio centrato il punto. Perché devo emozionarmi per Parini o Marino? Ma anche, perché *devo* emozionarmi per Dante, tanto più se letto da Benigni (che onestamente non mi piace affatto, ne’ come legge ne’ come commenta)? Sono insensibile se non lo faccio o sto semplicemente mettendo in atto la mia libertà di emozionarmi quando voglio?
Posted 18 Oct 2008 at 3:08 pm ¶Come direbbe Gollum : ” polposo, sìì”, pienotto questo intervento.
Allora andiamo con ordine.
I giusti sentimenti, anzi emozioni..interessante, ce ne sono?Le emozioni sono vere, anche se il fatto che le suscita non lo è.Se ad un bambino dicono che Tonio Cartonio è morto, si dispera.Eppure la notizia è falsa, e Tonio Cartonio non esiste.Ma le lacrime del bambino sono reali.Cosa ti dice che un sentimento è sbagliato? la razionalità.I nostri ragionamenti e gli assunti dai quali partiamo sono sempre corretti?
Non Sarà piuttosto la paura che ci fa temere di aver avuto una reazione non sorvegliata , forse non consona alla persona che crediamo di essere?Perchè la verità è che la reazione naturale, di pancia è considerata di bassa qualità, sintomo di una mente poco coltivata e raffinata.In più l’emozione è rivelatrice,ma dal nostro punto di vista è più corretto chiamarla “traditrice”.Arrendiamoci: se ci emozioniamo a vedere con gli amici “Kung fu Panda”, piuttosto che vedere “L’Uomo senza passato” in lingua originale ,siamo solo umani.
C’è un po’ di Eleonor Dashwood che aleggia su queste tue riflessioni.
Se non sbaglio sul tema tecnologia, Ford a suo tempo aveva detto la sua.
Quello che manca è il progresso, non la tecnologia: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti. H.Ford”
Santippe è un’altra che diceva la sua, a vuoto.Era la fortunata consorte di Socrate, il quale filosofeggiava con la pancia piena, ma senza riempire quella della sua famiglia.Per lei Socrate è stato l’essere più inutile della storia.Cosa c’entra? si possono concepire le migliori cose, ma ricordando che non deve restare tutto un esercizio di stile,soprattutto visto che davvero alcuni hanno la possibilità di migliorare la qualità della vita di tutti noi.
Un appunto accessorio.Esistono piaceri cerebrali,ed esistono piaceri cerebrali che si coniugano con quelli sensibili e dei sentimenti.Faccio un esempio personale: Dante mi emoziona davvero.
Posted 18 Oct 2008 at 4:03 pm ¶La parte Formata di me è deliziata per i perfetti equilibri di forma e contenuto,le orecchie sono solleticate dalla perfezione quasi musicale di alcuni versi.La commozione, non è cerebrale, ma viene dal leggere i sentimenti REALI di Dante.Come faccio a sapere che sono veri? perchè in essi riconosco i miei: quando parla d’amore ritrovo la MIA esperienza.Il motivo per il quale le arti ci emozionano, è che sono espressione di esperienze che tutti viviamo.Non sono sterili esercizi di estetica,la loro bellezza è la nostra bellezza.Leopardi ci tocca perchè conosciamo quella sensazione di vertigine tra l’infinitezza delle possibilità e la realtà della nostra finitezza. per esempio la ritroviamo quando dobbiamo operare UNA scelta , a seconda dei casi quella vertigine diviene paura, speranza,intraprendenza..persino fede, persino amore.In fondo l’uomo non può far altro che parlare di se stesso…e ironicamente quando poi si riascolta o si rilegge, non si riconosce.
@Toffa: penso che Rionda abbia risposto per me. In ogni caso, nessuno ha parlato di Dante. Ho avuto il tatto (tatto? io? questa l’ho sparata grossa :D) sufficiente a specificare che il 70% delle poesie è simile a un mucchio di parole buttate là, non la totalità. Riconosco che Dante non generava versetti random, ma era un maestro nella sua arte. Questo non implica che leggere la sua poesia mi *debba* provocare chissà che emozioni.
Io penso che la tua risposta, anche se affermi di non essere un umanista, sia figlia di una determinata cultura (quella italiana, che tende a vivere sulle “vecchie glorie” più che guardare al presente) e formazione (presumibilmente il classico?). E lo penso perchè nella tua risposta tu affermi la *necessità* di emozionarsi davanti a certi componimenti/opere d’arte, ma questa *necessità* non è assolutamente universale come tu pensi. A te piace John Cage? C’è chi lo giudica un maestro e ama ascoltare i suoi componimenti. Io personalmente preferisco lo stridio delle unghie sulla lavagna. Ti piace Bach? Ecco, forse questo sì. Ma qualcun altro direbbe di no.
L’esempio dell’amico dell’amico dell’amico era ovviamente tiratello. Era per dire che al giorno d’oggi si tende a farsi coinvolgere un po’ troppo facilmente dai drammi degli altri, c’è quasi un gusto macabro/sadico nel farlo (vedi cronaca nera e tutta la spazzatura che la tv passa in generale). Il punto è che così facendo si perde il contatto con le emozioni vere, quelle che “non sono forzate” o ispirate dal “buon costume/senso”.
@Manu: il tuo discorso ha senso, ma io semplicemente direi: le emozioni VERE esistono e sono quelle che senti “di pancia”. Indi per cui, non è *necessario* emozionarsi leggendo Leopardi, se non lo senti “di pancia”. La ragione c’entra poco, secondo me.
@Rionda: trovo che tu stia mettendo semplicemente in atto la tua “libertà di emozionarti”, cosa che spesso sembra essere un tabù (”ma come, non ti piace il jazz!? che ignorante, insensibile…”). E solo liberandoci da questi vincoli (più o meno forti) possiamo emozionarci *davvero*, magari anche ascoltando John Maeda parlare.
Concludendo: con questo non voglio dire che sia necessario essere per forza “diversi” (denigrare il jazz, snobbare dante & co., etc.). La cosa giusta da fare, secondo me, è cercare di essere un po’più SE STESSI, e un po’ meno “come ci insegnano che bisogna essere”. Solo in questo modo si potranno assaporare appieno le emozioni VERE.
Posted 18 Oct 2008 at 6:14 pm ¶So che può sembrare incredibile, ma avevo scritto il commento senza leggere quelli altrui, perchè non volevo farmi condizionare, li ho letti dopo:D
Posted 18 Oct 2008 at 7:18 pm ¶Che post impegnativi…
Posted 18 Oct 2008 at 11:52 pm ¶Per un vecchietto come me l’emozione parte da dentro…Blextar ha detto(scritto)di pancia. E’ vero, la devi senire scorrere dentro, io mi emoziono per un ballo di flamenco, uno spettacolo teatrale, per una foto delle VdB, per un’esebizione delle Frecce Tricolori (banale qualcuno dirà…:o(), sento letteralmente i brividi.
Per quanto poi riguarda l’analisi tecno-economica attuale…beh i dati che le Aziende rendono pubblici sono altamente inquinati, manomessi e corretti, vige anche in questo contesto l’apparenza, il saper vendere bene, non importa cosa vendere ma il come!!!
I poveri cristi che s’imbarcano in un mutuo restituiscono alle Banche (usuraie legalizzate) il prestito, nel frattempo queste investono nelle aziende (qulle gonfiate di prima),che arricchiscono le stesse banche (con aggiotaggio, perchè i loro rappresentanti sono seduti nel CdA) e adesso ricevono pure l’aiuto dallo Stato. Ecco questo arricchirsi con la “carta” e non con il sudore mi fa un pò girare le palle.
Dopo questa analisi spicciola vi auguro buona notte!
Se sappiamo ancora emozionarci (non importa per che cosa) vuol dire che sappiamo ancora vivere e siamo veri!
Caro Blextar, premetto che ho studiato al liceo scientifico e non a quello classico. Ad ogni modo mi pare che alla fine nonostante l’acceso dibattito siamo d’accordo e stiamo dicendo un po’ le stesse cose. Nel senso che io non ho mai affermato che sia “necessario” e “obbligatorio” emozionarsi di fronte a una poesia. Io stesso non ne trovo tantissime che mi emozionano. Devo trovare quella che mi piace. Ma il tuo intervento mi sembrava più indirizzato verso una posizione estremista (della serie “ma come si fa a emozionarsi leggendo Leopardi?!”)e mi ha spinto a prendere le difese di una cultura classica che amo particolarmente. E’ evidente che “de gustibus..”. Ognuno è liberissimo di emozionarsi a piacere che discorsi. A me ad esempio, che sono appassionatissimo di montagna, nulla emoziona di più di certe visioni ed esperienze che vivo in quell’ambiente e spesso con grande entusiasmo ho portato persone con me per condividere questo e alle volte mi sono sentito dire “sì bellino dai..” come a dire “a me sta roba non è che faccia andar via di testa”. Mi sono arrabbiato? No, ho pensato “gli piacerà il mare”. Sulla questione della cronaca di cui parli, se me la metti come nel tuo ultimo intervento, mi trovi completamente d’accordo. Se dici che c’è, in generale, molta ipocrisia tra la gente. Ma ho notato, questo sì, che questo tipo d’ipocrisia (e non voglio fare dello snobbismo intellettuale) sui sentimenti è presente in un certo tipo di persone. Io per fare un esempio a me vicino e che credo sia quindi pregnante, ho perso un genitore ma non mi sono certo scandalizzato, etichettandolo come “mostruoso”, il mio conoscente che non ha pianto per me in quella circostanza. Forse lo avrei creduto un ipocrita se avesse fatto il contrario. Quindi davvero siamo d’accordo.
Per IMPE: so benissimo che Blextar sarà sicuramente adulto e preparato e si può apprezzare questo dal modo in cui scrive ed espone le sue idee e proprio per questo ho voluto dire anche io la mia, cosa che non avrei fatto se il suo intervento fosse stato banale o ancor peggio stupido. Mi piace dibattere e confrontarmi con chi stimo e magari ha qualcosa da insegnarmi. Chiedo immediatamente e pubblicamente scusa se il mio intervento è parso maleducato, indelicato e\o saccente. Non mi pareva fosse così ma se è necessario presterò maggiore attenzione.
Un sincero saluto a tutti.
Posted 19 Oct 2008 at 12:30 pm ¶alcune riflessioni sulle emozioni:emozionarsi e poterlo raccontare è una libertà che a molti non è concessa! emozionarsi vuol dire essere privi di condizionamenti!
Posted 19 Oct 2008 at 7:01 pm ¶Sapersi emozionare significa aprirsi agli altri! non razionalizzare l’emozione altrimenti la perdi.
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