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Non scrivo per fare il figo. Scrivo quello che penso, faccio, vivo.
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Già chiamare un personaggio “Caliban” (evidente derivato da “Cannibal”), e porre l’uomo bianco Prospero al di sopra di esso come suo padrone, non mi pare molto caratterizzato da “humanitas”.
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Antonio, ne “Il mercante di Venezia” dice:“Two things provided more, that, for this favour, He presently become a Christian;”. Ora. Antonio è un evidente vincitore. è chiaro, *IMHO*, l’antisemitismo qui dichiarato. Che bisogno aveva Antonio di chiedere quest’ulteriore punizione? è, credo, un ribadire il suo odio per Shylock in quanto ebreo. è la vendetta di un uomo accecato dalla gioia della salvezza, che non si rende conto di non meritare la salvezza stessa: Antonio pecca pesantemente di ubris quando si dice sicuro di pagare il debito ed è disposto a rischiare la sua stessa carne.
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Prendiamo il cavillo giuridico che causa il colpo di scena. Ma andiamo. Ma che diamine di cavillo è? Mezza scena sulla possibilità di creare un precedente e ledere i diritti degli stranieri se l’ebreo non avrà la sua penale e poi mi attacchi un pretenzioso cavillo del genere?
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Uomini che si travestono da donne, e viceversa, così bene da non essere riconosciuti nemmeno dai rispettivi mariti/mogli ? Scrivi tragedie storiche (in quanto ambientate nella Storia) e poi mi cacci dentro mezzi da commedia latina, che funzionano benissimo e sono apprezzati nel loro ambiente naturale, ma che personalmente nella tragedia trovo quanto meno ridicoli, in quanto la commedia è esagerata per definizione e per origine, non così la tragedia, più veritiera della Vicenda umana.
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Ho visto le tragedie di Shakespeare, almeno alcune, anche a teatro. Non mi hanno lasciato proprio un bel niente, perché sul niente si regge la vicenda. Non trasmettono valori, non lasciano un segno, non suscitano riflessioni. Prendiamo la tragedia greca: uscire dall’Agamennone, dall’Alcesti, da Le Troiane senza domande sulla condizione umana è, credo, impossibile. Con Shakespeare è facilissimo. Il fantasma del padre? “Now is the winter of our discontent”?…..Deh! Prendiamo il teatro dell’assurdo, Pinter, Beckett. è possibile uscire da un “Godot” senza riflessioni sulla condizione umana, specie dopo aver sentito il monologo di Vladimir (“Astride of a grave and a difficult birth. Down in the hole, lingeringly, the grave digger puts on the forceps. We have time to grow old. The air is full of our cries. But habit is a great deadener”). No, credo che non sia possibile.
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“Ingegneri…” come titolo di un post tale al tuo, è quanto meno offensivo o almeno lo ritengo tale, visto che il termine “Ingegneri” mi pare usato come sinonimo di “Superficiali praticoni senza cultura”.
Matteo's Wasps' Nest
A hard working wasp in the big garden of the Internet

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